Da oggi scatta lo stop all’attività di pesca, che durerà fino al 6 settembre per chi lavora con il sistema e rete a strascico e volante. Prosegue, invece la “pesca di prossimità”, quella cioè che impiega strumenti da posta quali reti fisse, cogolli e nasse.

Date e modalità del fermo obbligatorio 2020 erano state già stabilite per decreto dal Mipaaf (il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali), fin da metà gennaio. Non era mai accaduto prima che lo si facesse così tanto in anticipo. Negli anni scorsi le decisioni venivano infatti prese d’estate, nell’immediatezza delle date di partenza del fermo pesca.

Sostanzialmente quello attuale ricalca il fermo dell’anno passato. Per quanto riguarda la costa romagnola, e più in generale l’Adriatico centro-settentrionale (l’area Gsa 17, che si estende da Trieste ad Ancona) entra in vigore il 31 luglio per concludersi il 6 settembre.

Trascorso questo periodo, scatterà nuovamente il cosiddetto “fermo tecnico”. Il che significa che nelle successive 10 settimane concluso il fermo di pesca (dal 7 settembre al 15 novembre) i pescherecci potranno optare tra pescare per tre soli giorni la settimana, oppure anche scegliere di farlo per 4, purché non superino in questo caso il tetto delle 60 ore.

L’unica novità è rappresentata dall’incremento delle giornate di fermo aggiuntivo.

Sono confermati i due mesi di stop per la pesca del pesce azzurro (sardine, alici, papaline e sgombri) con sistema “a volante” (reti da traino pelagiche): uno estivo dal 31 luglio al 31 agosto; l’altro invernale dal 15 dicembre al 15 gennaio.

Il fermo aggiuntivo è applicato solo per le reti a strascico, in aggiunta al fermo pesca ordinario. Entrato in vigore negli ultimi due anni, preoccupa i pescatori in quanto manifesterebbe la linea di tendenza a ridurre ancora di più il numero delle giornate utili per le barche a prendere il mare. Almeno è stata concessa la possibilità per le imbarcazioni di stabilire il periodo. Ma a questo punto, le barche che pescano a strascico devono stare ferme in porto in media per 52 giorni all’anno, più i sabati e le domeniche, e nelle dieci settimane successive sono sottoposte a stop anche il venerdì. Le barche che invece praticano la pesca a volante dei piccoli pelagici, alici e sarde, sono arrivate a fare due fermi di 30 giorni ciascuno, con l’obbligo di esercitare il sistema della “volante” senza potere cambiare tipo di pesca per tutto il 2020, così da evitare che gli venga depennato il sistema di pesca in licenza.

Le date del fermo obbligatorio di pesca (che riguardano, oltre lo strascico e divergenti, anche le sfogliare e i rapidi) è stato deciso scaglionandone i periodi di inizio e conclusione. Va tenuto conto delle esigenze delle principali specie ittiche in fase riproduttiva, ma anche della necessità di continuare a rifornire di prodotto mercati, magazzini, grossisti, pescherie, supermercati, e soprattutto in questo periodo stagionale le attività di ristorazione. E allora a rifornire di prodotto fresco locale i tanti ristoranti aperti lungo la costa, in particolare a Cesenatico, rimarranno in attività i barchini che effettuano al pesca giornaliera ’impiegando strumenti fissi e reti da posta, selettivi nella forme di cattura del pesce.

“Bonaccini aiutaci a lavorare”. È l’accorato appello che lancia da bordo chi pesca vongole. Da 11 mesi questi marinai sono fermi e non guadagnano nulla. Diciotto barche turbosoffianti sembrano ormai senza un futuro. Le “poverazza” (Camelea gallina il nome scientifico), dalle foci del Po a Cervia e Cesenatico, non riescono a crescere, sono invendibili perché sono affette da nanismo e sempre più spesso soggette a generalizzate morie, soffocate da una sorta sorta di mutazione genetica “regressiva” che nemmeno i biologi marini sanno spiegare.

Per 18 imprese associate al consorzio ravennate “Cogemo” di Ravenna (10 di Cesenatico, 2 di Marina di Ravenna e 6 di Goro) non è rimasto che approfittare ieri pomeriggio della presenza del presidente della Regione Stefano Bonaccini al Bagno Fantini di Cervia, impegnato in un convegno su sport e vacanze. Una dozzina di vongolare, mollati gli ormeggi dal porto di Cesenatico, hanno sfilato per un paio di miglia, fino allo specchio di mare di fronte alla spiaggia del Fantini.

Il giovane Manuel Guidotti fa da portavoce: «Non siamo noi la causa dei cambiamenti climatici o ambientali del mare, che è una risorsa di tutti. Senza vongole e senza lavoro siamo al fondo del barile. Non sappiamo più che fare. L’unica soluzione è poter pescare nell’intero mare emiliano-romagnolo», formando un “Cogemo” unico con le 36 turosoffianti del Riminese». A Bonaccini viene chiesto urgentemente un incontro. AN.LO.

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Stefano Bonaccini

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