Cesenatico, per i pescatori aiuti per il gasolio fino a fine anno

Il credito d’imposta del 20% sul costo del carburante per la pesca e l’acquacoltura resterà fino alla fine di quest’anno. L’estensione della misura per un altro trimestre, fino al 31 dicembre 2022, è stato uno degli ultimi provvedimento del governo. A Cesenatico interessa 70 barche: tutti i mestieri delle pesca, dallo strascico alla volante, alla pesca ravvicinata con strumenti fissi, oltre alla maricoltura.

La categoria tira un altro sospiro di sollievo, considerato che il costo del gasolio per mandare in mare i pescherecci a pesca si è stabilizzato attorno a 1,10 euro al litro, contro i 65 centesimi di fine dicembre 2021.

Fortunatamente ad alleggerire le difficoltà c’è anche il fatto che si mantiene buona la richiesta di pesce al mercato ittico, con le specie di stagione quale triglie e pesce azzurro che spuntano prezzi favorevoli anche per i consumatori finali.

Quanto è stato deciso per il credito d’imposta nel Decreto aiuti ter del governo, del 23 settembre scorso, viene definito da Mario Drudi, direttore della cooperativa “Casa del pescatore” di Cesenatico, «un risultato consistente, pur nelle difficoltà che caratterizza il settore della pesca. Si tratta almeno di un elemento di certezza, che arriva in un periodo davvero denso di incognite sia per la categoria sia per il quadro economico generale che ci troviamo ad avere».

Dopo settimane di impennate di prezzo, il costo del gasolio, diversamente da quanto sta avvenendo per l’energia elettrica e il gas, si è stabilizzato, ma resta su quote che comportano spese tra 2.200 e 5.500 euro alla settimana per pescherecci forniti di motori con potenza tra 300-400 cavalli e oltre 500, che hanno consumi settimanali che vanno da 2.000 a 5.000 litri di gasolio.

La conferma del credito d’imposta per un altro trimestre rappresenta una boccata di ossigeno per chi effettua la pesca d’altura, spingendosi fino a mezzo mare per calare le reti a strascico e a volante.

Il vertiginoso aumento del costo del carburante durante tutta la primavera, da marzo a maggio scorso, aveva provocato forti tensioni nel mondo dei pescatori e degli armatori. Al punto che, seppure a macchia di leopardo, erano state organizzate alcune settimane di serrata delle attività, con i pescherecci rimasti a lungo fermi in porto e i mercati a corto di prodotto ittico nostrano.

Le decisioni del governo hanno consentito la ripresa della pesca, dopo che il fermo era durato 45 giorni, dal 29 di luglio all’11 settembre, nei compartimenti marittimi da Trieste ad Ancona, interessando in Emilia-Romagna quasi 200 imbarcazioni.

Tornati in mare, i pescatori in questo periodo stanno riempiendo le reti di pesce azzurro, con alici e sgombri, cefali, mazzole, canocchie, e più ancora le triglie, arrivate ad essere battute all’ingrosso poco più di 5-6 euro per cassa, se non eviscerate né lavorate, mentre le acciughe sono state vendute, sempre all’ingrosso a 6-7 euro per ogni cassa da 6 kg.

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