Cesenatico, lite per la fila ad Atlantica: offese razziste e ceffoni

Cesenatico, lite per la fila ad Atlantica: offese razziste e ceffoni

Uno prova a fare il furbo e lancia offese razziste, l’altro lo prende a schiaffi. E deve intervenire la polizia per calmare gli animi.
Il taglio della fila
Il fattaccio è accaduto mentre si fa la fila, o meglio si sarebbe dovuto farla, per entrare a rilassarsi al parco acquatico di Atlantica. Fuori dal parco divertimenti di Ponente c’è la solita fila, in attesa che alle 10 del mattino le biglietterie e i cancelli riaprano. Tra i tanti in fila ci sono un 25enne che tiene per mano una bambina e anche un 62enne di Cesena in compagnia a sua volta di un congiunto. Quest’ultimo, nella ricostruzione di quanto avvenuto, si sarebbe dato un gran daffare per guadagnare posizioni e posti sulla gente in attesa di entrare.
La spinta alla bambina
Tanto che la sua determinazione nel sopravanzare le persone in coda lo avrebbe portato a spintonare inavvertitamente ma con una certa irruenza la bimba che il padre aveva per mano. Magari come dirà in seguito agli agenti e al direttore del parco, intervenuti per placare gli animi, senza neppure essersene accorto di nulla.
Offese e ceffone
Fatto sta che il 25enne non ci sta e passa alle rimostranze e ai rimproveri. Le esprime in dialetto pugliese. Quanto basta affinché il cesenate – che già ha dimostrato poca educazione nel tagliare la fila – dia anche manifestazione di razzismo e scocciato urli contro al padre di famiglia: «Non ti capisco. Parla in italiano, terrone». È stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso: l’uomo del sud reagisce con tutt’altra forma di linguaggio, vibrandogli contro un sonoro ceffone.
Chiamata la polizia
Il cesenate a questo punto chiede l’intervento della forza pubblica ed entrambi attendono l’arrivo degli agenti in servizio al presidio di polizia estivo per fornire ciascuno la propria versione di come sono andate le cose. Confermate e raccolte le dichiarazioni, lo schiaffeggiato avrà novanta giorni di tempo per far seguire la eventuale querela di parte. E lo potrebbe fare anche l’offeso.

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