Cesenatico, il drammatico racconto della donna aggredita in casa: “Ci colpiva con la bottiglia dell’olio”

«Voglio solo stare bene e dimenticare, anche se non credo ci riuscirò mai». È difficile per la donna vittima in casa sua della violenza dell’aggressoresabato sera.

Lei e il marito portano sul corpo i segni di quella serata di surreale violenza. Quando sabato sera il 23enne scalzo e in mutande ha fatto irruzione in casa loro si stavano per mettere a tavola ed erano del tutto ignari del fatto che alla stazione, poco prima, una persona era stata accoltellata. «Non potevamo neanche immaginare quello che era appena successo», racconta. «Io stavo preparando la cena, la tavola era già apparecchiata e mio marito era seduto a tavola dando le spalle alla porta. Erano le 19,45, avevo messo il timer per la pasta che avevo appena buttato giù, stavo condendo i fagiolini quando ci è entrato in casa, avevo ancora la bottiglia dell’olio in mano». Il primo a subire la violenza è stato il cane di famiglia, che ha 18 anni, è sordo e cieco ed è stato colpito con la forcella di un motore: «i suoi guaiti di dolore sono la prima cosa di cui ci siamo accorti, all’inizio pensavamo che il cane si fosse fatto male da solo».

«Quell’uomo è entrato brandendo la forcella con cui aveva appena picchiato il nostro cane, ma è inciampato nella guida dell’inferriata della porta e la forcella gli è caduta di mano». La bottiglia di olio che la donna aveva in mano è diventata l’arma per aggredire suo marito: «Quando me l’ha sfilata di mano, ha colpito mio marito che si è abbassato cercando di attutire il colpo». Il racconto si fa concitato e doloroso: «ogni volta che ci ripenso mi manca il fiato».

«Teneva per il collo mio marito che per liberarsi gli tirava i capelli». Anche lei è stata raggiunta da calci e pugni: «Non ho niente di rotto per fortuna, ma sono piena di lividi, anche se la cosa più difficile sarà guarire dalle ferite dentro, quelle che non si vedono».

A un certo punto ha capito che la cosa migliore da fare era chiedere aiuto: «Cercavo di trascinarmi verso la porta, urlavo, chiedevo aiuto». Sono le urla che hanno attirato il vicino che ha poi immobilizzato l’aggressore: «Solo dopo un po’ ho realizzato che era il vicino, quando l’ho visto scavalcare il cancello ho temuto fosse un suo complice».L’aggressore ha tentato la fuga, ma a tradirlo è stata proprio quella bottiglia che la padrona di casa teneva in mano quando l’aggressione è cominciata. Nel parapiglia era finita a terra riempiendo di olio e vetri il pavimento. «Lì per lì non me ne ero nemmeno resa conto ma lui era in mutande e canottiera, ha camminato a piedi nudi sull’olio e quando ha tentato di scappare è scivolato. È stato allora che il vicino è riuscito a immobilizzarlo». Di lì a poco sono arrivati il 118, i carabinieri e la guardia medica veterinaria.

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