Cesenatico: Fabio Grassi, Dario Fo e il teatro dipinto

Sabato 14 alle 11.30, al Palazzo del Turismo di Cesenatico, Fabio Grassi presenta l’opera Dario Fo. Il maestro dei pennelli. Come il Premio Nobel dipingeva il suo teatro (Randagio Edizioni); racconti e aneddoti legati a Dario Fo e Franca Rame a Cesenatico, dagli anni Sessanta al 2016. L’evento ha il patrocinio della Fondazione Fo-Rame. L’autore dialoga con Sergio Barducci. Il volume, che ha inserti multimediali, presenzia al Salone del Libro di Torino dal 19 maggio. Il 9 luglio, galleria Leonardo di Cesenatico, si inaugura la mostra delle opere pittoriche del libro provenienti dalla collezione Grassi.

Grassi, si è scritto tanto su Dario Fo e Franca Rame, quali le ragioni di questo suo personale libro?

«Glielo dovevo, dal 1962 hanno vissuto le estati a casa mia per tanti anni. A casa Grassi Dario dipingeva, Franca organizzava l’attività teatrale. Si mangiava assieme, si andava in spiaggia, si rideva mentre crescevo e sentivo parlare di scandali, di corruzione, di intrecci tra mafia, politica, stato, e poi di bombe, di stragi; mi aprivano gli occhi. Dario dipingeva e studiava, Franca, che era nata attrice, organizzava l’attività; portava in scena l’Italia di quei tempi, la lotta di liberazione delle donne».

Che storie rappresentano i quadri trasposti nel libro?

«Sono una settantina di quadri della collezione di famiglia Grassi, realizzati in quelle indimenticabili estati. Fo vi ha dipinto le prove dei suoi spettacoli con scene e personaggi. Lo stile era influenzato dalle drammaturgie di artisti come Pregel, Bosch; a cui li applicava l’etica, i sentimenti, la difesa dei deboli e degli oppressi. Intanto a casa nostra continuava a studiare, l’arte greca come il ’600, svariate erano le sue fonti di ispirazione. L’idea di questo libro me l’ha data Giovanni Scafoglio, amico editore indipendente di Ravenna. Era a casa mia e mi disse: cosa te ne fai di tutti quei quadri? Scrivi un libro che te lo pubblico».

Come ha impostato il volume?

«È un librone di 30X30. Ci sono le immagini dei quadri di Dario, per ognuno dei quali ho abbinato un racconto in cui accenno alla trama dello spettacolo; aggiungo aneddoti e ricordi, ragioni e discussioni che hanno accompagnato quel preciso spettacolo. Più volte Dario ha ammesso “a Cesenatico ho dipinto e progettato commedie più che in altri luoghi”, da “Settimo ruba un po’ meno” a “La colpa è sempre del diavolo”».

Torniamo alle estati indimenticabili di Casa Grassi quando suo padre, che inventò Cesenatico turistica, intuì l’importanza dell’ospitalità sia dal punto di vista umano, sia come fonte creativa.

«Rimpiango la creatività che si viveva in quegli anni, un tempo per me così formativo. Consideravo Dario e Franca due zii istrioni che mi guidavano e che hanno subito tante minacce per le verità che sostenevano. Come quando dissero che c’era la mafia in Italia. Ricordo quando, alla morte di Borsellino, Franca disse che era una strage di Stato. Con lei feci pure una stagione teatrale, una piccolissima parte in cui si vedeva un mio braccio!».

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