Cesenatico, dalla zanna di tricheco allo scafandro: una collezione che lascia a bocca aperta

Tanto cibo e sapori di mare, tanti profumi di pesce appena cotto e ricette sfornate, tante bancarelle e curiosità nell’ultima fortunata edizione di “Il pesce fa festa”. E anche una gemma come “Navigando”, mostra allestita in un piccolo stand posizionato nei pressi del Museo della marineria, con lo scopo di far conoscere l’arte marinara, la storia della navigazione e quella di quanti viaggiarono per mare dal XVII secolo ai giorni odierni. O meglio, ancora fino a quando anche qui il “chip” e l’elettronica non ha “scalzato” i saperi, gli strumenti e la vecchia arte di andare per mare. Arte marinara che a onor del vero immobile e statica non lo fu mai, sempre anch’essa al passo con le scoperte e l’evoluzione della tecnica; alla rincorsa un po’ come avviene oggi nella ricerca aereo-spaziali .

“Navigando”, la piccola e significativa rassegna patrocinata dal Comune, realizzata da un cultore e ricercatore appassionato di storia navale, Massimo Pasolini di Cesenatico, è inversamente proporzionale per importanza agli esigui spazi espositivi che le sono stati dedicati. Ha consentito di ammirare oggetti di rara reperibilità e bellezza, di alto valore storico ed etnografico. Qualche esempio? Una zanna in avorio di un tricheco lavorata da un marinaio nel 1779, sulla quale è raccontata la storia di un veliero. E poi, ancora, un’antica polena che ornava la prua di un vascello, gli strumenti per il carteggio, per la rotta, per il rilevamento della posizione in mare e per tracciare il punto nave, un antico scafandro da palombaro, un imponente telegrafo di macchina. Oggetti consunti dal tempo e per questo ancor più ricchi di fascino.

«La passione per questi oggetti l’ho avuta da sempre, direi innata – riferisce il curatore dell’esposizione, Massimo Pasolini, istruttore subacqueo, estimatore e conoscitore della storia del mare – È un qualcosa che mi entusiasmo ricercare e documentare come funzionavano, come venivano impiegati a bordo questi strumenti dai marinai e dagli ufficiali del tempo. Alcuni erano imbarcati su grandi navi, su brigantini e vascelli fino ai transatlantici; altri navigavano in mare aperto in ogni tempo, condizione, latitudine. Ma ciò che trovo altrettanto bello e riempie di soddisfazione è poter constatare l’interesse della gente e, talvolta, gli occhi increduli di quanti si avvicinano a questi oggetti affascinanti e a volte sconosciuti. Questi oggetti e saperi meritano di non rimanere chiusi o di perdersi nel passato».

In questo angolo di storia navale ci si avvicina con curiosità e interesse per le tecniche di navigazione come pure per i lunghi viaggi per mare, con la sete d’avventura che in alcuni uomini ancora cova.

«C’è una grande attenzione di numerosi turisti per queste cose – dice Pasolini – Tanti sono ancora affascinati da questa lunga e ingegnosa storia».

Un patrimonio di cultura marinara che potrebbe diventare un valore aggiunto anche dal punto di vista turistico se ci fosse l’occasione di valorizzarlo in modo più frequente o addirittura continuativo.

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