Cesenatico, compagna incinta picchiata: condannato

Un anno e 4 mesi di reclusione. Con la pena sospesa vincolata al pagamento di 7.000 euro di danni alla vittima oltre alle spese legali di 2.000 euro più “accessorie” di legge.

È la sentenza letta ieri a carico di un cesenaticense 45enne accusato di aver picchiato la compagna incinta anche davanti a sua figlia (ancora minorenne) ed al primo figlio nato dal rapporto con il nuovo (ormai ex) compagno (piccolissimo). Le motivazioni della condanna, dopo il dispositivo letto ieri in aula, si conosceranno tra 90 giorni.

Per ora si sa di certo che per le accuse la donna veniva insultata nei peggiori modi e picchiata, senza dar peso ai danni che potevano essere provocati anche alla creatura che stava nascendo.

Come accade sempre in questi casi del cesenaticense condannato non possiamo riportare le generalità malgrado la pena comminata, per non far capire immediatamente chi sia anche la vittima di questa situazione.

Il capo d’imputazione per l’uomo era di maltrattamenti in famiglia e lesioni: per aver sottoposto a continue vessazioni verbali e fisiche quella che fino al 2018 era la sua nuova compagna.

Si tratta di donna con una precedente storia alle spalle: dalla prima unione aveva avuto una figlia, all’epoca dei fatti ancora minorenne. E che con il 45enne alla sbarra nell’aula dl giudice Elisabetta Giorgi, aveva avuto un secondo figlio, piccolissimo, ed era in attesa di un nuovo nato quando la situazione è precipitata.

Le accuse formulate dalla procura nei confronti dell’uomo (difeso dall’avvocato Luca Bertuccini) spiegano come la vittima (tutelata per parte civile dall’avvocato Raffaele Pacifico) sarebbe stata sottoposta ad una serie di atti lesivi della sua integrità fisica e morale. In diverse occasioni lui la picchiava con schiaffi, calci, tirandole i capelli, lanciandole addosso oggetti vari, afferrandola per il collo ed in testa, spingendola e facendola sbattere contro il finestrino o il cruscotto dell’autovettura, spintonandola e facendola cadere a terra, sbattendola contro i mobili di casa e rivolgendole frasi ingiuriose (“prostituta, vergognati che sei una madre”). Il tutto chiamando la sua compagna e la figlia di lei “scarti dell’ex coniuge” e chiedendole di andarsene dalla casa di convivenza. La donna dalle indagini poi svolte risultava ridotta ad uno stato di soggezione e timore costante anche per la sua incolumità fisica. Il tutto fino a quando, umiliata e percossa più volte anche da incinta e davanti ai figli, aveva deciso di rivolgersi ai carabinieri e denunciare le violenze patite.

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