Cesenatico, Buda apre a suon di frecciate la sfida elettorale

Al podere “Salmastro” a Sala, Roberto Buda ha lanciato la sua campagna elettorale, sabato sera, con la “benedizione” del ministro del Turismo. Massimo Garavaglia non è voluto mancare e, prima di cimentarsi anche in un assolo di batteria, ha seminato ottimismo: «Finalmente si ricominciano a rivedere gli stranieri sulla Riviera romagnola. Credo che torneremo ai dati del 2019, se non forse qualcosa in più». Fra musica, piadina e sangiovese, Buda si è anche tolto qualche sassolino dalle scarpe. Primo fra tutti, contro i vecchi alleati del centrodestra durante la sua passata amministrazione. «Due anni fa il fuoco della politica si era spento dentro di me, ma la brace era accesa. Il fuoco si era spento perché cinque anni fa la nostra esperienza amministrativa si era conclusa male, avevano vinto i nostri egoismi di partito ed eravamo andati divisi alle elezioni, consegnando la città alla sinistra, non per meriti loro ma per colpa nostra. Ma lo scorso anno gli amici di Forza Italia e della Lega sono venuti a cercarmi, riconoscendo gli errori fatti e mi hanno chiesto di ricandidarmi. Io ho detto di no subito, ma avendo loro messo in giro la voce che ci stavo pensando ho ricevuto telefonate e mail da una marea di gente che mi chiedeva di tornare a fare il sindaco». L’altro sassolino che Buda si è tolto riguarda il processo Da Vinci. «Mi sono ritrovato in tribunale per 7 anni, come se fossi un grande delinquente – ha detto – con il mio Comune, la mia Provincia e la mia Regione contro di me per danno d’immagine. Questo mi aveva fatto perdere la fiducia nelle istituzioni e mi ha provato psicologicamente tanto. Il processo è costato alla mia famiglia 70.000 euro di spese per avvocati». Ferma la replica all’accusa di aver lasciato il Comune disastrato e commissariato al termine del suo primo mandato da sindaco. «Siamo stati commissariati perché i partiti che mi sostenevamo, per motivi politici e non tecnici, mi hanno tolto la fiducia in un consiglio comunale drammatico per me. Quel bilancio, che il Pd dice essere causa del nostro commissariamento, aveva il parere positivo del ragioniere capo e dei revisori dei conti, e il commissario arrivato lo ha approvato uguale a come lo avevamo fatto noi. Quindi era legittimo». E comunque le difficoltà avute a fare quadrare i conti Buda le spiega così: «Quando amministrava l’amico Damiano Zoffoli, lo Stato trasferiva a Cesenatico diversi milioni di euro; quando governava Nivardo Panzavolta, le ha tagliate; quando sono arrivato io, ha iniziato addirittura a chiedere soldi ai Comuni. A Cesenatico chiedevano 4,5 milioni di euro: il disavanzo alla fine del mio mandato arriva da quei crediti pretesi dallo Stato».

Abbassamento dell’Imu, un nuovo Pug, condohotel nelle colonie abbandonate e riqualificazione della Vena Mazzarini sono alcuni punti chiave del programma di Buda. L’Imu viene considerato riducibile, alla luce dei «10 milioni legati alle piattaforme Eni, entrati nelle casse del Comune, di cui 4 subito spendibili, e se va bene la sentenza di Cassazione ne arriveranno altri 11». Quanto al Pug, Buda lo voterà perché «la città non si può fermare per altri 5 anni», ma se diventerà sindaco lo cambierà subito, allentando i «troppi vincoli sulla campagna» e restituendo «diritti edificatori nelle frazioni, che per noi devono diventare delle piccole città. Case e capanni diroccati nel forese avranno la possibilità di essere recuperati a residenziale». Buda caldeggia inoltre i condohotel nelle colonie di Ponente e Levante. «È inspiegabile il diniego dell’amministrazione Gozzoli su una cosa molto semplice: un proprietario di una colonia può demolirla e realizzare fino a un 40% di residenziale e obbligatoriamente almeno un 60% di hotel». Infine, alla Vena Mazzarini si punta a «riqualificarla, buttando già il ponte di via Ferrara, dando la possibilità agli operatori turistici di comprare case galleggianti da affittare» e favorendo l’uso di quel luogo per «passeggiate, con localini con musica jazz e soft»,

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