Oltre 40mila anime che, a torto o ragione, sacrificano la loro giovinezza per mantenere fede al giuramento. El Alamein, Egitto, luglio-novembre 1942, gli Alleati diretti da Bernard Montgomery combattono alcune tra le battaglie più cruente e tragiche della Seconda Guerra Mondiale contro le forze dell’Asse italo-tedesco del feldmaresciallo Erwin Rommel.
Solo tra i soldati italiani - costretti a combattere in grave inferiorità di mezzi e risorse, ma senza mai peccare di coraggio, come recita l’iscrizione apposta sul cippo dei Bersaglieri (“Mancò la fortuna, non il valore” ndr.) lungo la strada litoranea che conduce ad Alessandria d’Egitto - si stimano 15mila caduti.
Ogni anno l’Italia rende omaggio ai propri soldati presso il Sacrario Militare Italiano di El Alamein. Alla cerimonia del 2026, svoltasi nei giorni che precedono l’odierna Festa delle Forze Armate, partecipa anche il sindaco di Sarsina, Enrico Cangini. Nell’ambito di un viaggio organizzato in quell’area del Nord Africa guidato da uno dei migliori e più longevi reporter di guerra italiani: Fausto Biloslavo, autorevole firma e inviato nei luoghi di crisi del quotidiano “il Giornale” e delle testate del gruppo “Mediaset”. Coadiuvato dal prof. Aldino Bondesan dell’Università di Padova.
Un’esperienza nel deserto silente che conserva voci e speranze di uomini che non hanno avuto scelta.
Sindaco Cangini, perché ha sentito il dovere di spingersi fino a El Alamein?
«Innanzitutto, per curiosità storica e per comprendere cosa fosse successo oltre 80 anni fa in quei suoli desertici. Ho avuto inoltre l’opportunità di affidami alle conoscenze e all’esperienza di Fausto Biloslavo, grande giornalista di guerra, che ci ha accompagnato in un percorso capace di farci immergere nella storia e, attraverso di essa, aiutarci a comprendere meglio anche l’attualità».
Un viaggio della memoria e di riconoscenza.
«Abbiamo assistito ai lanci commemorativi dei militari della Folgore e partecipato all’annuale cerimonia ufficiale presso il Sacrario Militare Italiano, alla presenza della senatrice e Sottosegretaria al ministero della Difesa Isabella Rauti e di diverse autorità istituzionali. In quel luogo riposano le spoglie di 4.634 soldati identificati. Mentre migliaia di connazionali non sono mai state ritrovate. Nel corso degli anni, anche diversi Presidenti della Repubblica - Pertini, Scalfaro, Ciampi e Napolitano - hanno visitato il Sacrario per rendere omaggio ai militari italiani.
Uno dei momenti più toccanti è stato l’accensione del braciere commemorativo: un gesto simbolico per ricordare chi lì ha sacrificato la propria vita».
Quali sensazioni suscita attraversare luoghi che trasudano storia e dolore?
«Il deserto è estremamente suggestivo. Trovarsi davanti a un paesaggio così vasto e apparentemente immutato permette di compiere un vero salto indietro nel tempo. Si percepisce il peso della storia e si comprende quanto durissime dovessero essere le condizioni in cui combatterono quei soldati. Eppure, questi luoghi incontaminati sono destinati a cambiare profondamente».
«L’Egitto sta vivendo una significativa crescita demografica. Durante il viaggio ci è stato raccontato che la popolazione aumenta di circa 3 milioni di persone all’anno. Il Cairo è ormai una metropoli congestionata e il Governo egiziano sta puntando sulla realizzazione di nuove città per rispondere alle esigenze abitative e allo sviluppo del Paese. A El Alamein sta sorgendo una grande città, destinata a trasformare radicalmente il territorio. Secondo le previsioni, potrebbe arrivare a ospitare milioni di abitanti».
Potrebbero esserci conseguenze per il Sacrario Militare Italiano?
«Il Sacrario non sarà più in mezzo al deserto affacciato sul mare, ma si inserirà, progressivamente, in un ambiente urbano in forte espansione. È, però, fondamentale, che la crescita della città sia accompagnata dalla tutela della memoria storica».
Il Sottosegretario Rauti vi ha fornito qualche rassicurazione in merito?
«Il Governo italiano è fortemente impegnato e sta lavorando a un progetto per valorizzare il Sacrario e migliorare gli spazi dedicati alle commemorazioni con la realizzazione di una nuova arena per incontri e celebrazioni, una piazza e ulteriori installazioni. Lo sviluppo di quell’area non può compromettere il valore di un luogo che custodisce la memoria di migliaia di uomini».
Sindaco, cosa trasmetterà alla comunità di Sarsina?
«Mi è rimasta impressa una frase incisa sulla lapide di un militare inglese nel cimitero dedicato, voluta dalla madre. Un messaggio semplice e potentissimo: “In memoria del mio amato unico figlio: dove v’è l’amore la morte non può dividere!”. Queste parole racchiudano la profondità del viaggio. Al di là delle nazionalità e delle uniformi, davanti a quelle tombe si ritrovano le storie di uomini che hanno perso la vita e il dolore di famiglie che li hanno attesi invano. La memoria di quei caduti ci ricorda che la storia non è fatta soltanto di battaglie e strategie militari, ma anche di affetti, sacrifici e vite spezzate».