Cento anni in maglia bianconera: la Sampierana Calcio scrive la storia

Un calcio in un ambiente salutare e genuino: questi i valori fondamentali della Sampierana, pronta a festeggiare i 100 anni di storia. La festa si aprirà domani (dalle 9.30 alle 12.30), quando nell’aula magna della scuola media di San Piero in Bagno, si terrà un convegno, intitolato: “Aiutiamoli a crescere. Diamo un calcio alla violenza!”. L’evento sarà moderato da Giuseppe Indelicato, ma ad aprire le danze sarà il presidente bianconero Oberdan Melini. In seguito, interverranno il sindaco, Enrico Spighi; il presidente della Sampierana Story 100 onlus, Sergio Pungelli; poi Milva Rossi (vicepresidente del Coni regionale); Paolo Dondarini (presidente del Cra Emilia-Romagna); l’arbitro internazionale, Gianluca Aureliano; il sindaco di Cesena, Enzo Lattuca; infine, Francesca Lucchi (consigliera regionale) e Simone Alberici (presidente Figc-Lnd). «Volevamo organizzare una serie di manifestazioni per celebrare nel migliore dei modi il centenario – esordisce il presidente Oberdan Melini – Nella prima parte verrà proiettato un cortometraggio che ripercorre i momenti storici della Sampierana con reperti fotografici e video. La seconda sarà, invece, più istituzionale e si parlerà del settore giovanile e della violenza nel calcio. Vuole essere un momento di confronto, partecipazione e aggregazione sociale».

In programma tante altre iniziative: «Il 23 maggio si terrà allo stadio Campodoni, un revival e una premiazione per tutti gli atleti che hanno fatto la storia in maglia bianconera tra sorrisi, spensieratezza e ricordi. Inoltre, l’ultima puntata di Zona D si registrerà a San Piero in Bagno. In estate, è ormai una tradizione, l’amichevole contro il Cesena. La location è sempre stata Acquapartita e, per omaggiare i cento anni, sarebbe per noi un onore giocare a San Piero».

Tutto è partito nel 1926, quando Mario Nuti, uno studente universitario nativo di San Piero, ma residente a Bologna, fondò una società sportiva a suo nome, poi denominata Sampierana. Già allora le maglie erano bianconere. È facile perdersi nella storia: «Non abbiamo mai attraversato l’incubo del fallimento. L’attività è ripartita immediatamente dopo la guerra e non si è mai fermata. Per un piccolo paese di montagna è un motivo di vanto e soddisfazione. Voglio ricordare i presidenti che hanno dedicato la loro vita alla Sampierana. Il notaio Geremia Macherozzi, l’avvocato Paolo Campodoni, a cui è stato intitolato lo stadio, deceduto mentre stava assistendo ad una partita. Infine, un ricordo doveroso va anche a Bruno Belli, recentemente scomparso, che ha condotto, nella stagione 1991-1992, la squadra al massimo risultato sportivo, la Serie D».

Dopo i ricordi ecco le emozioni: «Ce la stiamo mettendo tutta con impegno e tanta passione. È un grande onore essere il presidente nell’anno del centenario. La violenza non è presente solo negli adulti ma si annida, nei ragazzi e nei genitori. Vogliamo lanciare un messaggio, cambiare il modo di intendere il calcio e la competizione».

Un’altra figura chiave è Sergio Pungelli, presidente della Sampierana Story 100 onlus. «In Romagna, nei settori giovanili, si verificano episodi spiacevoli fatti di nervosismo e tensione. Anche noi l’abbiamo vissuto in prima persona – racconta Pungelli – ognuno si deve prendere le proprie responsabilità: partendo dalle società, gli istruttori, passando per i calciatori, arrivando alle famiglie. I ragazzi devono crescere in un ambiente sano».

E sull’obiettivo fondamentale: «Non deve essere il primato in classifica ma l’educazione e la crescita dei giovani. Nelle tribune e in campo serve versare acqua fresca non benzina. Giocare, quindi, per divertirsi, imparando a rapportarsi con i coetanei. L’individualismo, l’arroganza, la prepotenza non devono esistere nel nostro calcio giovanile. Vincere o perdere fa parte della vita – conclude Pungelli – i giovani vanno guidati perché il calcio è un gioco che deve far crescere con serenità ed intelligenza. E’ ciò che mi è stato insegnato. Sono nato dentro al campo sportivo di San Piero, mio padre faceva il custode, come secondo lavoro, ne ho viste tante. A calcio ero negato, ma la mia passione è nata e cresciuta esponenzialmente con il tempo. Così si dovrebbe vivere il pallone: in maniera sana e genuina».

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