Un vagito che spezza 75 anni di silenzio tra le foreste dell’appennino. Lian, che oggi compie il suo nono giorno di vita, è il primo bambino nato nella frazione di Rio Salso, San Piero in Bagno, dopo tre generazioni di natalità zero. Intorno a lui, ad accoglierlo, una famiglia unita anche nell’amore per la natura. «Nostro figlio è nato in un luogo incontaminato, dove non ci sono luci e rumori, e credo che questa sia la condizione di natalità migliore per un essere umano – racconta Christian, il padre –. Il parto è stato in casa, con l’assistenza di un’ostetrica e l’ambulanza pronta a intervenire qualora ci fossero state complicazioni. Aspettarlo insieme, in veglia, nel silenzio della foresta, è stata un’esperienza che mi ha toccato nel profondo».Nonostante vivano a 7 chilometri dalla civiltà, Christian, Valentina e i tre figli sono tutt’altro che isolati. Lui tedesco di origini toscane, lei cesenate, si sono incontrati a metà strada: da quando si sono trasferiti sull’appennino gestiscono insieme l’ecomuseo e vivono in una casa ecologica, un vecchio rudere messo a nuovo, dotato di tutti gli impianti. Sono circondati da un bosco di 50 ettari, di loro proprietà, che trasformeranno in un parco biofilo.
Intanto i bambini vanno a scuola e crescono in fretta: Ludovico, il maggiore, ha ormai 13 anni, va alle medie a Cesena, e inizia a sentire il richiamo della città. «È naturale – racconta il padre – che l’adolescenza lo porti a desiderare la piazza e le compagnie. Noi, grazie al sostegno di una rete sociale forte, riusciamo a dargli ogni cosa di cui ha bisogno. Sport, giri in centro, escursioni e tutto il resto. È un sistema tutto italiano, che in Germania ci invidiano. Dove loro si affiderebbero allo stato da noi arrivano gli amici e i parenti». Parte di un gruppo di 25 famiglie, che gestiscono la scuola e i vari campi di aggregazione, raramente si sentono soli. Il periodo più difficile è l’inverno, a causa della neve: «Quest’anno il 27 marzo ne ha fatta circa un metro e mezzo, fortunatamente abbiamo un accordo con il comune, che ci manda gli spazzaneve».
I due coniugi si sono trovati a Rio Salso per lavoro: lui, come ecologo, accompagna aziende, famiglie e scuole, in attività di riaccentramento e riconnessione con la natura. Che si tratti di una famiglia che sta valutando il divorzio, di liti sul posto di lavoro o di alfabetizzazione ecologica, il panorama delle foreste casentinesi offre il suo rimedio. Gruppi di 20-30 persone, camminate, esercizi interpersonali e piccoli teambuilding. Il dirigente d’azienda assume temporaneamente un ruolo operativo, ci si mette nei panni degli altri, si mangia insieme. «Il setting favorisce le attività di riconciliazione, tramite ciò che nel gergo chiamiamo “prospettiva di rifugio”. I paesaggi aperti sulle valli dell’appennino danno una sensazione di calma e sicurezza, che permettono di aprirsi a una comunicazione altrimenti difficile. Il sistema nervoso si distende e si può iniziare la terapia», conclude Christian.