Il terremoto a Cesena e una foto falsa punibile penalmente

Cesena
  • 14 gennaio 2026

Il terremoto di ieri ha fatto crollare pezzi dell’Istituto tecnico agrario “Garibaldi”, ma solo per l’intelligenza artificiale e per chi ne ha fatto un uso sconsiderato. Forse senza rendersi conto che non era un innocuo scherzo ma un’azione punibile penalmente: esiste infatti il reato di procurato allarme. È diventata rapidamente virale, e non tutti ci hanno fatto subito una risata sopra o hanno pensato che fosse solo una bravata da stupidi, un’immagine fatta circolare attraverso canali di comunicazione digitale: la scena dell’edificio scolastico semi distrutto. In realtà, era tutto falso: non c’è stato alcun danno né in quella né in altre scuole cesenati. È una fake prodotta con l’intelligenza artificiale e, a un primo sguardo non attento, era abbastanza credibile, anche se i gruppi di studenti a ridosso del fabbricato diroccato dovevano destare sospetti. Si tratta di un esempio molto allarmante di come le nuove tecnologie rischiano sempre più di rendere difficilmente distinguibile il vero dal falso.

Irritate le reazioni di diversi adulti, che hanno parlato di «ignoranza e demenza artificiale», auspicando anche punizioni.

La dirigente scolastica dell’Istituto tecnico “Garibaldi Da Vinci”, Luciana Cino, si rifugia dietro un «no comment», salvo confermare che anche nelle scuole che guida si lavora sull’educazione a un uso consapevole e rispettoso delle tecnologie digitali. E lascia comunque intendere che non si chiuderanno gli occhi davanti a quanto è accaduto.

Andrea Sirotti Gaudenzi, giurista cesenate che insieme a Vincenzo Franceschelli ha di recente scritto, per l’editore Maggioli, un volume intitolato “La legge italiana sull’intelligenza artificiale”, contribuisce a sviluppare una riflessione sui tanti interrogativi posti da quell’immagine falsa. « Un testo illuminante di Byung-chul Han, un pensatore orientale che ora vive in Germania, suggerisce di cambiare totalmente il nostro approccio nei confronti della realtà. Perché è sotto gli occhi di tutti che ormai viene alterata sempre più di frequente e si è anche fatta largo la convinzione che quell’alterazione sia una strada percorribile. Le bugie ci sono sempre state. In passato la storia è stata riscritta più volte, addirittura grazie a leggi e provvedimenti che attestavano falsità. Ma il problema è che oggi si sente un bisogno diffuso di costruire realtà artefatte. La nostra impostazione, quella legata alla cultura giudaico-cristiana, si fonda sulla ricerca della verità, che dovrebbe essere una. Adesso viene messa in discussione, così come il principio dell’originalità di ciò che si realizza, che nel nostro mondo, a differenza di altri, come quello cinese, è sempre stato un pilastro. E ci troviamo a fare i conti col mondo cyber, che è al di là della realtà, e in più con le informazioni diffuse tramite i social, che rendono tutto ancor più complicato».

Come reagire? Per Sirotti Gaudenzi. l’obiettivo deve essere «fermare imitazioni e falsi e utilizzare l’intelligenza artificiale, come qualunque strumento, in modo intelligente, senza essere “apocalittici”, come avrebbe detto Umberto Eco. Non possiamo fuggire dalle cose nuove, ma dobbiamo usare questi strumenti con spirito critico e riscoprendo intermediari autorevoli a cui fare riferimento».

E dal punto di vista giuridico? Qualche protezione c’è. «L’Ai Act del 2024, di fonte europea, dice una cosa semplice, chiara e importante: chiunque crea qualcosa con l’intelligenza artificiale deve dichiarare che si tratta di una fake», evidenzia l’avvocato. Ma insiste sul fatto che «la sfida da vincere, ancor prima che giuridica, è culturale».

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