Scuola, Cesena siamo noi: “Italiano da parlare non solo nelle classi ma nelle famiglie, rilanciamo corsi nei Quartieri”

Cesena
  • 24 settembre 2026

La verità sta nel mezzo. Si può riassumere così l’approccio di Cesena siamo noi al tema dell’introduzione del limite del 30% di studenti stranieri per classe. Il capogruppo Marco Giangrandi si appella a «buon senso ed equità», sostenendo che «non possiamo lasciare indietro qualcuno o imporre tetti esagerati, ma nemmeno penalizzare classi intere, perché al loro interno ci sono alunni con diversi livelli linguistici».

Csn sostiene che per affrontare l’argomento servono «cautela e azioni chirurgiche». Per ridurre la barriera linguistica, «il supporto deve essere fornito tanti ai ragazzi quanto alle famiglie. Perché se un alunno si sforza di imparare la lingua a scuola poi torna a casa, dove nessuno parla italiano, si perde tutto».

Qui entrerebbero in gioco le risorse del Comune e della comunità. «Questo supporto dovrebbe arrivare in primis dai quartieri dove risiedono le famiglie - dichiara Giangrandi - Prima che venissero smantellati, i volontari organizzavano molte attività ricreative specifiche, che comprendevano anche corsi per imparare l’italiano. Così gli stranieri si impegnavano ad apprendere la lingua in un contesto che era già una prima forma di integrazione. La nostra proposta è che il Comune possa supportare il ruolo dei Quartieri in questo frangente».

A differenza di quanto affermato da esponenti del mondo scolastico, il vulnus non sarebbe, dunque, la cittadinanza dell’alunno. «Il tema è solo uno: il blocco linguistico. Spiegare a certe famiglie l’importanza di avvicinarsi alla nostra lingua non è semplice. Perché, spesso, ci si imbatte in una forte reticenza». Per Csn è essenziale che entrambi abbiano e dimostrino la volontà di impegnarsi nel percorso di integrazione che necessariamente dev’essere avviato e affiancato dall’ente locale. «La mediazione sociale è prerogativa dei servizi sociali - dice Giangrandi - Non possiamo demandare anche questa responsabilità agli insegnanti. Il Comune deve impegnarsi a far sì che i Servizi facciano capire a quelle famiglie l’importanza di conoscere la lingua». Mediazione che, secondo il gruppo civico di minoranza, dovrebbe guidare anche la politica. Su questo come su altri temi. «L’analisi fatta dall’assessore Baredi sul punto mi ha deluso - conclude il capogruppo di Csn - Avrebbe dovuto mostrare un atteggiamento più propositivo e aperto all’ascolto, invece di bocciare a priori. Come spesso accade, ha rifiutato di cercare una mediazione politica, che invece è sempre opportuna».

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui