Ha fatto sapere in aula attraverso uno scritto di non aver nulla contro le due vittime, cercando di giustificare lo stupro della 50enne, che ha visto la sua vita stravolta, «per una macumba».
Dichiarazioni choc rese dall’imputato - un 26enne del Gambia - davanti al Tribunale collegiale di Forlì, presieduto dal giudice Federico Casalboni, nell’ambito del processo con rito immediato che lo vede accusato di una duplice aggressione a sfondo sessuale, consumata nel giro di un’ora il 5 dicembre 2025 lungo il percorso ciclo-pedonale del Rio Salto, a San Mauro Pascoli, ai danni di due donne. Ieri l’udienza con le testimonianze chiave di una delle due parti civili, che hanno delineato i contorni drammatici del post-aggressione.
I fatti contestati risalgono alla tarda mattinata del 5 dicembre 2025. Tra le 11:30 e le 12:45, il giovane seminò il panico sulla pista ciclo-pedonale del Rio Salto. Prima molestò e palpeggiò una passante; poco dopo si avventò su una runner 50enne, trascinandola di peso tra la vegetazione per abusare di lei. Le indagini dei Carabinieri, scattate immediatamente grazie all’identikit fornito dalla seconda vittima, portarono all’arresto del giovane gambiano, scovato poco dopo all’interno di un capanno della zona. Le due donne, già nella scorsa udienza, si sono costituite parti civili, assistite rispettivamente dagli avvocati Jakub Nowacki del foro di Rimini ed Emanuela Villani del foro di Forlì-Cesena.
Tra i testimoni chiamati in aula anche il compagno della 50enne. L’uomo - sentito solo per alcune precisazioni, essendo già state acquisite agli atti le sue precedenti dichiarazioni - ha descritto l’impatto devastante che l’aggressione ha avuto sulla quotidianità della compagna. La vittima, infatti, da quel giorno ha radicalmente cambiato le proprie abitudini di vita. Quella violenza ha tuttora ripercussioni nel quotidiano, segnato da un costante e profondo stato d’ansia che rende difficile anche compiere i gesti più semplici alla donna. Il Tribunale collegiale ha audito anche il medico del Pronto soccorso (citato nella lista della parte civile) che prese in cura la 50enne subito dopo il drammatico accesso in ospedale, confermando il quadro delle lesioni fisiche e lo stato di choc della donna.
Ma durante l’udienza l’imputato, difeso dall’avvocato Domenico Di Bari e attualmente è detenuto nel carcere di Forlì, ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee. Un intervento molto breve, confuso e di difficile interpretazione. Il giovane ha tentato di giustificare la propria condotta parlando di un terzo soggetto, un uomo di nazionalità senegalese, con cui avrebbe avuto forti contrasti in passato. Secondo la ricostruzione del 26enne, sarebbe stato proprio quest’ultimo la causa indiretta del suo comportamento violento, attraverso una dinamica che è parsa fare riferimento a un rito di “macumba” e ha dichiarato di «non avere nulla contro quelle donne».
Dal punto di vista procedurale, i tempi del processo si preannunciano rapidi. La difesa della seconda vittima, che fu palpeggiata poco prima della runner, ha rinunciato all’esame del proprio medico. C’è stato inoltre il consenso all’acquisizione dei verbali di dichiarazioni di tutti gli altri testimoni del pubblico ministero e delle parti civili. Nella prossima udienza, solo alcuni di questi testimoni verranno sentiti brevemente per chiarimenti, velocizzando sensibilmente l’iter giudiziario. Il collegio ha così disposto il rinvio a settembre,, quando si procederà al completamento dell’istruttoria, alla discussione delle parti e, con ogni probabilità, alla lettura del dispositivo.