Una relazione nata quando erano ancora adolescenti (lui 17 anni, lei 15) e trascinatasi per sei anni tra liti furiose, incontri clandestini e l’opposizione netta della famiglia della ragazza. Un legame che, secondo l’accusa, sarebbe sfociato in persecuzioni, minaccia e aggressione, ma che venerdì, nell’aula del Tribunale di Forlì, l’imputato ha dipinto come un rapporto tossico e conflittuale da entrambe le parti. Sotto processo è finito un 25enne straniero, impiegato nel mondo dei locali notturni. Da oltre un anno il ragazzo è sottoposto al divieto di avvicinamento con l’obbligo del braccialetto elettronico, dopo la denuncia presentata dalla ex compagna.
Davanti al giudice Andrea Priore, l’imputato ha scelto di rilasciare dichiarazioni spontanee per smontare le accuse. «Abbiamo discusso spesso, non lo nego. Le ho ricomprato il telefono quando glielo ho rotto durante una lite, ma non l’ho mai aggredita o minacciata di morte», ha spiegato il 25enne, ricostruendo sei anni di una relazione vissuta costantemente “all’ombra”. «Ci vedevamo di nascosto dai suoi genitori: lei diceva che usciva a portare fuori il cane per raggiungermi, e spesso la sorella ci seguiva per controllarci». Il giovane ha respinto punto su punto gli episodi contestati: «Non le ho sgonfiato gli pneumatici, in quel periodo lavoravo a Riccione. Non l’ho costretta a girare video in macchina. Anzi, era lei a pedinarmi, tanto che ho dovuto cambiare diversi numeri di telefono. Una volta mi ha persino tirato i capelli perché mi aveva visto con un’altra ragazza». Una versione, quella di un rapporto segnato dalla gelosia reciproca, che in aula è stata confermata anche dagli amici e dal padre del 25enne.
Dopo la denuncia, comunque, il rapporto non si sarebbe troncato immediatamente tanto che la vittima avrebbe continuato a «mandare messaggi per scusarsi». Non solo, a detta dell’imputato, ci sarebbero stati ulteriori incontri che la scorsa estate lo avrebbero costretto a richiedere l’intervento dei carabinieri perchè i due si trovavano all’interno della stessa discoteca. A fronte di questo scenario, e dopo un anno e venti giorni di applicazione della misura cautelare, la difesa ha chiesto ufficialmente la revoca del divieto di avvicinamento e del braccialetto elettronico in quanto non vi sarebbero più comportamenti ostili o pericoli attuali che giustifichino la restrizione della libertà del giovane. Il giudice si è riservato sulla decisione. Si tornerà in aula a febbraio.