Cesena, rischia di morire dopo l’estrazione di un dente, condannato odontoiatra

Cesena
  • 03 agosto 2026

Un intervento odontoiatrico di routine che si trasforma in un vero e proprio incubo clinico, portando una giovane donna a un passo dalla morte e lasciandole segni indelebili sia sul corpo che nella mente. È questa la drammatica vicenda al centro della sentenza emessa dal Tribunale di Forlì, Sezione Unica Civile, a firma del giudice Donatella Draetta, che ha sancito la responsabilità contrattuale di un odontoiatra della zona, scagionando invece l’Azienda Sanitaria coinvolta.

La vicenda

Tutto ha inizio nel maggio 2018, quando la paziente si rivolge allo studio privato del professionista per un forte dolore al dente del giudizio inferiore sinistro. Un’ortopanoramica evidenzia fin da subito una situazione compromessa: la presenza di una tasca gengivale, parodontite e un iniziale coinvolgimento osseo. Elementi che avrebbero dovuto inserire la donna in una classe di rischio infettivo aumentato.

Il 14 agosto dello stesso anno, il dentista procede all’estrazione del dente. Tuttavia, come accertato dalla successiva Consulenza Tecnica d’Ufficio, l’operazione viene eseguita con gravi omissioni: Senza alcuna profilassi antibiotica preliminare, nonostante il quadro infiammatorio visibile; in assenza di un adeguato consenso informato sui rischi e sulle possibili complicazioni; congedando la paziente con la sola raccomandazione di applicare del ghiaccio.

Il quadro si aggrava

Nelle ore successive la situazione precipita. La comparsa di febbre alta e dolori lancinanti spinge il medico a prescrivere, il giorno successivo, un antibiotico per via orale. La terapia si rivela però tardiva e del tutto inefficace. Il 18 agosto la donna, ormai in condizioni critiche, si reca spontaneamente al Pronto Soccorso. La diagnosi è spaventosa: “ascesso del pavimento buccale in progressione”. Viene disposto il ricovero d’urgenza nel reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’ospedale “Bufalini” di Cesena. L’infezione, non contrastata all’origine, si è estesa rapidamente dal cavo orale ai compartimenti profondi del collo, fino a raggiungere il mediastino attraverso le fasce cervicali.

Il soggiorno in ospedale diventa una drammatica lotta per la sopravvivenza. La paziente subisce tre delicati interventi chirurgici di svuotamento, ampliamento e drenaggio dell’ascesso e viene trasferita nel reparto di Anestesia e Rianimazione, dove insorge anche un’insufficienza renale acuta. Verrà dimessa solo un mese dopo con una diagnosi pesantissima: ascesso cervicale con sepsi e polmonite. Oltre al grave disturbo post-traumatico da stress, la donna porta oggi sul collo una vistosa cicatrice permanente lunga ben 27,5 centimetri.

La difesa

In giudizio, il dentista ha tentato di difendersi sostenendo che la colpa del peggioramento fosse da imputare alla paziente stessa, la quale, per presunte “convinzioni avverse alla medicina tradizionale”, non avrebbe assunto i farmaci prescritti. Una tesi completamente smentita dagli screenshot dei messaggi e dalle perizie mediche. I consulenti del giudice hanno infatti rilevato che la prescrizione tardiva del medico (Zimox) era ampiamente sottodosata (una compressa ogni 12 ore anziché ogni 8) e strutturalmente inadatta, poiché priva di acido clavulanico, molecola necessaria per contrastare lo spettro di batteri Gram-negativi tipici delle infezioni del cavo orale. La condotta post-operatoria del sanitario ha così permesso una “evoluzione incontrastata” del processo infettivo.

Risarcimento alla paziente

Il Tribunale di Forlì ha accolto la domanda risarcitoria della paziente, riconoscendo l’esclusiva responsabilità contrattuale dell’odontoiatra. La somma è di circa 214mila euro. Il giudice ha evidenziato come il professionista sia venuto meno ai doveri di diligenza, prudenza e perizia richiesti. Al contrario, l’Azienda Sanitaria della Romagna è stata interamente assolta: i medici del “Bufalini” hanno operato con assoluta tempestività e correttezza, salvando la vita alla paziente non appena la gravità del quadro clinico è emersa dagli esami diagnostici.

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