Richiesta in arrivo per riaprire il caso di Cristina Golinucci: “Ora sappiamo dov’è Boke”

Una nuova istanza per riaprire le indagini sul caso della scomparsa e della morte di Cristina Golinucci è in arrivo. Ed al centro delle richieste della famiglia della giovane di Ronta torna ad esserci la figura di Emanuel Boke, il sudafricano che era residente in convento all’epoca della sparizione di Cristina e che le ultime indagini (chiusesi lo scorso mese di settembre) davano per “irreperibile” dalla polizia francese.
L’annuncio stasera in Tv
«Ma ora sappiamo dov’è». A parlarne, annunciando l’imminente richiesta formale di tornare ad indagare su Cristina Golinucci, la 21enne sparita nel nulla l’1 settembre del 1992, è stata l’avvocato Barbara Iannuccelli, che da oltre due anni segue le vicende di Cristina (a tutela di sua madre Marisa Degli Angeli) nel corso di una trasmissione televisiva.
La legale bolognese è intervenuta come ospite (assieme a mamma Marisa) alla trasmissione “Khorakhanè”: rubrica settimanale dedicata al sociale di San Marino Rtv, condotta da Sara Bucci, che andrà in onda questa sera dalle 21 sull’emittente televisiva di stato del Titano.
La puntata era incentrata su Marisa Degli Angeli ed il suo ruolo di mamma di Cristina e referente della prima ora dell’associazione Penelope che si occupa delle persone scomparse e delle loro famiglie. E l’avvocato Iannuccelli è intervenuta sugli ultimi 32 anni di indagini, soffermandosi naturalmente in particolar modo sulle ultime, appena conclusesi, e sul “connubio” che per la prima volta è stato fatto anche dagli inquirenti (oltreché dagli investigatori) tra la figura di Cristina e quella di Chiara Bolognesi, trovata morta nel fiume Savio, sempre data per suicida ma che soltanto la stampa (già all’epoca dei fatti) aveva messo in connessione con Cristina, abbinandone le sorti in qualità di giovani ragazze “scomparse quasi all’unisono” da una realtà piccola come quella di Cesena.

Mancanze e depistaggi
«Le ultime indagini svolte hanno trovato nel sostituto procuratore Laura Brunelli un magistrato attento, preciso e sensibile. Noi con le ricerche fatte in passato abbiamo scoperchiato un vaso di Pandora di “mancanze” negli atti quasi da depistaggio. Documenti assenti dai fascicoli che una volta riscoperti, ricatalogati e studiati hanno dipinto un panorama inedito da esplorare assieme a tante sofferenze nuove e “pesi” per Marisa, alla quale non ho mai nascosto nulla di quanto emergeva».
Boke da ritrovare

A ridosso della decima archiviazione delle indagini (e quindi in un contesto ancora tutto da esplorare) nuove testimonianze rese alla madre di Cristina e al suo avvocato hanno puntato il focus anche su una zona collinare “frequentata da un frate e da una ragazza” non meglio identificati, area boschiva dove poi erano presenti dei sacchi neri maleodoranti. Ma soprattutto le “nuove” carte hanno sottolineato sempre più la centralità della figura di Emanuel Boke attorno alla vicenda della scomparsa di Cristina.
«Le ultime indagini si sono chiuse dandolo per irreperibile ma non potevamo certo arrenderci a questo - ha spiegato l’avvocato Iannuccelli -. Boke di certo era in convento quando Cristina è stata uccisa e fatta sparire. Un convento che è stato perquisito con macchinari di ricerca tecnologicamente adeguati soltanto nel 2018, ovvero 26 anni dopo la sparizione di Cristina. Boke è stato poi in cella in Italia per violenze sessuali e sempre per stupri una persona col suo profilo dattiloscopico è stata detenuta e condannata in Francia».
Nuova istanza in arrivo
Non arrendendosi all’idea di non poterlo trovare, l’avvocato Iannuccelli ha fatto leva sul Consolato generale d’Italia a Marsiglia: «Ha scontato la sua pena in Francia dando un’altra identità rispetto a quella di Emanuel Boke e dicendo di esser ghanese. Una nazionalità che (da ex colonia francese) poteva agevolazioni sotto il profilo dei carteggi burocratici. Grazie al lavoro svolto ora sappiamo dov’è “Boke”, o comunque si faccia chiamare. Ed attendiamo l’insediamento imminente del nuovo procuratore capo di Forlì per depositare una nuova istanza».
La tesi è quella di avere elementi sufficienti per fare ciò che si chiede da tempo: trovare Boke e riportarlo in Italia, se non come indagato per la scomparsa di Cristina quanto meno come testimone chiave dei fatti. La richiesta sarà dunque quella di riaprire (per l’undicesima volta) un fascicolo d’indagine sul caso di Cristina Golinucci.