Plusvalenze, la Finanza al processo penale dell’Ac Cesena: “La situazione finanziaria era compromessa da molti anni”

Il dissesto finanziario del “fu” Ac Cesena era evidente fin dall’anno 2008. Con la nave bianconera che continuava a navigare soltanto per le operazioni “baciate” di plusvalenza, soprattutto sull’asse Cesena-Verona.
In cinque ore di fuoco di fila di domande davanti al presidente Marco De Leva il processo penale per i crac dell’Ac Cesena ieri ha avuto uno dei suoi momenti clou dell’accusa, che era più volte stato rinviato. Tanto è durata infatti l’audizione del tenente colonnello della guardia di finanza Gabriele Sebaste, che all’epoca dei fatti era ai vertici delle fiamme gialle di Cesena e delle investigazioni coordinate sul fronte inquirente dal pm Francesca Rago.
La parte penale dei procedimenti legati al vecchio Ac Cesena continua a puntare sul fronte delle accuse il proprio mirino sui conti della società calcistica dell’ultima era Lugaresi, con l’ex presidente inserito nel novero di coloro che non sono più imputati dopo aver risolto con patteggiamenti di pena la propria posizione.
Sebaste ha riannodato i fili dell’inchiesta partita (ha detto) non dalla lettera di denuncia che lo stesso Lugaresi depositò in un primo momento al Commissariato di polizia di Cesena. Ma da un servizio tematico di “Striscia la notizia”, il Tg satirico di Canale 5. Sebaste nel ripercorrere le tappe è tornato a sottolineare anche come i contratti di Iva di gruppo fossero finalizzati ad arrivare all’iscrizione del Cesena ai campionati. Società, quella bianconera, che spesso era in ritardo o morosa con i pagamenti delle tassazioni dovute e il cui bilancio si reggeva su plusvalenze di giocatori mai finiti nei circuiti delle squadre maggiori in Italia come nel Chievo e nel Cesena. Operazioni “baciate” messe nei bilanci lo stesso giorno da una parte e dell’altra, con giocatori “invalutabili” a quelle cifre se non per reggere numeri che altrimenti non avrebbero retto.
Naturalmente Gabriele Sebaste è stato incalzato anche da domande delle difese. Soprattutto sul fatto di come questa tesi accusatoria regga di fronte al fatto che, ad esempio, con la promozione in A del 2014 il Cesena non avesse nemmeno più bisogno del controllo del patrimonio netto. E come si possa spiegare invece la valutazione data a giocatori che poi invece una carriera adeguata l’hanno avuta. Le difese hanno anche contestato come i controlli e le perizie sul valore dei giocatori di norma debbano essere fatte da “addetti ai lavori” del calcio. Cosa non avvenuta in perizia in questa vicenda. Particolarmente accalorata la difesa dell’ex direttore sportivo Rino Foschi, ex ds della società che ha voluto rendere spontanee dichiarazioni. Si è scagliato contro altri imputati: dicendo al giudice e pm come lui abbia sempre fatto operazioni vere e portato “soldi veri” alla causa del Cesena e come non si sia mai occupato di settore giovanile, le valutazioni dei cui giocatori sono presenti in maniera insistente a processo. «È colpa dei commercialisti, di Lugaresi e degli altri» ha ripetuto Foschi sottolineando di aver sempre lavorato per il bene del Cesena e come ora si ritrovi a vergognarsi a frequentare lo stadio della sua città per colpa delle accuse che gli vengono mosse.
Sono già altre tre le date fissate processualmente per concludere l’audizione dei testimoni del pubblico ministero. E tra coloro chiamati in aula ci sarà anche Giorgio Lugaresi.