Potrebbe non essere stata un’overdose a stroncare la vita di Oumaima Deffa, la 19enne deceduta sabato scorso all’ospedale Bufalini di Cesena, dopo essere stata soccorsa in condizioni disperate in un’abitazione di via Roma a Montiano.
È quanto emerso ieri dopo l’esame autoptico eseguito sul corpo della ragazza, da tempo residente in Romagna. Un elemento che allontana, almeno parzialmente, la prima e più accreditata ipotesi investigativa, aprendo nuovi scenari sul dramma che ha sconvolto la piccola comunità del Cesenate. La dottoressa Donatella Fedeli, medico legale incaricato dalla Procura, si è riservata 60 giorni di tempo per depositare la relazione finale.
Il caso si presenta complesso: per fare piena luce sulle cause del decesso (al momento non si esclude nemmeno l’ipotesi di una disgrazia) saranno infatti necessari ulteriori accertamenti di laboratorio. Parte dei campioni prelevati durante l’esame verrà trasmessa ai centri specializzati di Bologna e Verona, dove verranno eseguiti ulteriori approfondimenti. Nel frattempo, è stata disposta anche l’acquisizione formale di tutte le cartelle cliniche della giovane.
All’autopsia ha preso parte anche l’avvocato Raffaele Pacifico, legale della famiglia della ragazza, che per tutelare i congiunti in questo delicato passaggio ha nominato come consulente medico di parte il dottor Gianni Buriani.
Intanto, i carabinieri, a cui sono affidate le indagini, continuano a lavorare a ritmo serrato per ricostruire le ultime ore di vita della 19enne e la rete dei contatti avuti prima della tragica morte. Sebbene le prime verifiche sul corpo della ragazza avessero escluso segni di violenza, il fascicolo aperto dalla Procura resta blindato in attesa dei risultati scientifici.
Ieri in via Roma, di fronte alla casa dove abitava la giovane, sono apparsi alcuni striscioni in cui si chiedeva «giustizia per Oumaima», poi fatti rimuovere dal Comune.