Lattuca lancia a Mattarella la proposta per una Provincia nuova

«Le Province sono l’istituzione di riferimento delle aree interne, dei territori rurali più lontani dalle aree urbane e un loro indebolimento non può che produrre l’aumento del peso delle disuguaglianze socio-territoriali, elementi cardine di una Repubblica che le madri e i padri Costituenti vollero fosse chiaramente disegnata nell’articolo 5 della Carta Costituzionale: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”».

Con queste parole pronunciate ieri a Imperia, nella sua veste di presidente nazionale dell’Upi, l’Unione delle Province Italiane e davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Enzo Lattuca ha rivendicato con forza il ruolo importante di questo ente, che lui stesso presiede nel territorio di Forlì-Cesena. Durante l’assemblea annuale dell’Upi, lo ha definito «un presidio di coesione, capace di dare voce anche alle comunità più isolate e di tradurre le grandi direttrici dello sviluppo nazionale in interventi concreti vicini ai bisogni dei cittadini».

L’importanza delle Province

In occasione dell’80° anniversario della Costituzione, Lattuca ha voluto evidenziare che le Province sono «le strade, le scuole, i ponti, che permettono di superare i confini di quei singoli campanili, costruendo strategie capaci di tenere insieme le comunità, dando la stessa possibilità di essere ascoltati ai grandi centri come ai piccoli Comuni, alle aree urbane come ai territori fragili e marginali». Però ha auspicato un salto di qualità: «Vogliamo essere sempre di più una infrastruttura istituzionale a disposizione degli enti che da soli non ce la farebbero».

Riforma per Provincia nuova

Forte anche di un sondaggio che sarà presentato oggi ma - ha anticipato - dice che «i cittadini vogliono le Province», Lattuca ha annunciato l’intenzione di portare avanti una proposta di riforma «per una Provincia nuova». Partendo da un punto: «La dimensione territoriale provinciale deve essere considerata l’ambito ottimale in cui promuovere le politiche di sviluppo locale: dall’ambiente alle nuove fonti energetiche, dall’innovazione alla transizione digitale, dalla formazione superiore alle infrastrutture materiali e immateriali».

Nessun giro di parole: «A 12 anni dall’approvazione di una legge concepita come transitoria e con una logica epurativa, poi superata dal pronunciamento popolare nel referendum del 2016, le Province italiane devono essere sollevate dal limbo normativo e istituzionale nel quale sono state costrette ad operare e che ha generato incertezze, frammentazioni e un ingiusto depauperamento di risorse e personale».

Elezioni e funzioni

Tanto per iniziare, di recente è stato approvato all’unanimità l’allineamento dei mandati dei presidenti di Provincia e dei Consigli provinciali. Ma per Lattuca la vera sfida è un’altra: tornare alla «elezione a suffragio universale e diretto del presidente e del Consiglio». E soprattutto aggiungere alle attuali funzioni nuove competenze che consentano alle Province di diventare ««istituzioni per il rilancio degli investimenti strategici locali», investendole dei compiti di «coordinamento dello sviluppo locale, pianificazione strategica, organizzazione dei servizi pubblici locali, supporto ai Comuni, a partire dalle stazioni uniche appaltanti, gestione dei concorsi, avvocature».

Poi un annuncio: «Il primo giorno della prossima legislatura saremo pronti con una proposta di legge che, non disponendo del potere di iniziativa, consegneremo a chi ha questo potere (c’è anche la possibilità di un’iniziativa legislativa popolare raccogliendo le firme di 50mila elettori, ndr)».

Scuole e strade

Intanto, grazie al Pnrr si sono fatti «oltre 1.600 interventi sulle strutture scolastiche, per un valore complessivo di più di 2,9 miliardi», ma anche in futuro occorrerà «una pianificazione di lungo periodo, che consenta di superare la logica dell’emergenza, programmando interventi strutturali su tutto il patrimonio pubblico. In particolare, sugli oltre 100mila chilometri di strade su cui insistono oltre 30 mila ponti e galleria, la cui manutenzione ordinaria e straordinaria è affidata alle Province».

Fame di personale

L’altra inversione di rotta indicata come necessaria riguarda il personale: «Tra il 2014 e il 2020, a causa del blocco totale del turnover e dei tagli lineari, siamo passati da quasi 50mila dipendenti a soli 16mila. Abbiamo perso una generazione di tecnici, ingegneri, esperti amministrativi e informatici. Abbiamo bisogno di ricostruire una dotazione organica in grado di rispondere alla missione della nuova Provincia che stiamo disegnando».

Bilanci in sofferenza

Infine, servono più risorse per fare quadrare i conti delle Province, perché - ha avvertito Lattuca - «con l’inflazione oltre al 4%, i costi energetici alle stelle, l’equilibrio dei bilanci degli enti locali è a forte rischio».

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