Cesena, la storia di Villa Mami nei ricordi di un’insegnante

Cesena

I luoghi frequentati in età infantile, spesso, si rivelano teatri di istanti o fasi di vita che lasciano il segno nella memoria. Pronta a riaccendersi all’improvviso come una fiamma di dolce malinconia. Come accaduto ad Anna Pieri, insegnante di Cesena in pensione, leggendo l’articolo pubblicato sul “Corriere” il 23 agosto scorso che annunciava la messa in vendita della dimora storica Villa Mami a Roversano.

I ricordi

Poche righe. Già sufficienti per “colpire” Anna. «Per noi bimbi del Trebbo - come si definiva la sua compagnia di amici che negli anni Cinquanta bazzicava quel tratto di campagna cesenate -, Villa Mami era un rifugio dove andare a giocare tutti i pomeriggi».

Nonostante l’accesso alla dimora fosse interdetto: «A metà del viale di ingresso – ha descritto Pieri – sorgeva la chiesetta tutt’ora esistente. Era il limite invalicabile per noi bimbi. I nostri giochi e le nostre scorribande avvenivano tra il portone monumentale e la cappellina».

Giuseppe Mami

La commozione si è intensificata in Anna leggendo il nome di Francesco Mami, «patriota e amico di Ugo Foscolo, discendente di un altro ramo della famiglia che aveva come capostipite Giovanni Bernardino Mami sposato con Rosa Petrucci», ha riportato l’ex docente.

Negli anni dell’Anna bambina, ad abitare la villa era Giuseppe Mami, insieme alla moglie di origine slava Adalgisa. «Era un signore molto distinto e amato da tutti coloro che gravitavano attorno alla Villa», ha detto. Facile da riconoscere: “Era solito passeggiare con il suo cane Fritz o in sella alla sua bicicletta per recarsi a Cesena. Impeccabile nell’abbigliamento con i suoi immancabili pantaloni alla zuava».

Sempre disponibile. Affabile. «Si fermava a parlare con noi, ma la sua presenza signorile ci intimoriva», ha ammesso. Figlia di contadini, l’ostacolo per Anna, era di quelli prevedibili. «Per noi bimbi di famiglie umili, la lingua italiana era ancora quasi sconosciuta».

La comprensione del signor. Mami, invece, era ben nota. «Con il suo permesso potevamo visitare il parco che circondava la villa. Che terminava su un dirupo sotto il quale scorreva il fiume Savio dove noi bimbi del Trebbo abbiamo imparato a nuotare».

Curiosità

Agronomo illuminato, Giuseppe Mami, «Fu uno dei primi ad avviare la coltivazione delle piante da frutto nelle sue terre – ha riferito Anna -. Aveva capito che gli alberi ci regalano la vita. Li trattava con amore e rispetto, aumentandone il numero costantemente».

Morì nel 1956, venne sepolto in un loculo del cimitero di Roversano dove volle essere portato «da un carro agricolo trainato da buoi», ha rammentato Anna.

L’appello di Anna

Ricordi di infanzia e di comunità. Che, Anna Pieri, vorrebbe riportare alla luce con i degni custodi. «Sto cercando i nipoti della signora Adalgisa. Due gemelli che oggi avranno circa 70 anni. Il loro cognome è Taioli, perché la madre sposò un Taioli che lavorava nell’azienda Arrigoni. Mi piacerebbe incontrarli per conoscere nuovi aspetti del dottor. Mami». L’appello è lanciato.

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