Si è chiuso con un’assoluzione piena il procedimento penale che ha visto sul banco degli imputati un uomo della valle del Rubicone, finito a processo per aver cercato di “farsi” giustizia dopo che la moglie era stata palpeggiata da un cameriere. Nonostante la richiesta di condanna a 10 mesi formulata dal pubblico ministero, la giudice Serena Chimichi ha accolto la linea della difesa, ribaltando l’impostazione dell’accusa.
I fatti risalgono alla primavera del 2025 quando una coppia decide di trascorrere una serata in un ristorante sulle colline del Rubicone in compagnia di alcuni amici. Una serata tranquilla, interrotta però da un episodio sgradevole: la donna, uscita dal locale per fumare una sigaretta, viene avvicinata da un cameriere che l’avrebbe palpeggiata al seno. Rientrata al tavolo visibilmente scossa, la signora non ha inizialmente proferito parola, rivelando l’accaduto al marito solo una volta tornati a casa.
La reazione dell’uomo è stata immediata e il giorno successivo ha contattato il titolare del ristorante pretendendo un incontro chiarificatore alla presenza del dipendente che aveva allungato le mani. L’incontro sarebbe degenerato e secondo la ricostruzione, l’imputato avrebbe chiesto una somma di denaro per chiudere la questione “bonariamente”, evitando così di procedere per vie legali contro il cameriere e il locale. Una richiesta che il ristoratore ha interpretato come un vero e proprio tentativo di estorsione, facendo scattare la denuncia.
Ieri, in Tribunale a Forlì, il processo con rito abbreviato. La giudice ha ritenuto ci fossero gli estremi per procedere con la riqualificazione del reato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Poiché tale fattispecie è perseguibile solo dietro querela (in questo caso assente), per l’uomo è scattato il proscioglimento immediato.