L’ex ministro del Lavoro Poletti tra Bubano e Cesena: “Faccio il volontario e curo frutteti e rose”

C’è chi lo ricorda come ministro del Lavoro e delle Politiche sociali nei governi Renzi e Gentiloni, tra il 2014 e il 2018. Prima, dal 2002 al 2014, si era fatto apprezzare come presidente nazionale di Legacoop. Oggi Giuliano Poletti, a 74 anni d’età, è un nonno e un attivo componente della piccola comunità di Bubano, nell’Imolese, dove si dà da fare come volontario al centro sociale, a volte nei panni di cameriere, e coltiva fichi e ciliegie nel suo terreno.

Giovedì 19 marzo sarà alle 17 nella Sala Lignea della Biblioteca Malatestiana di Cesena (zona che conosce e frequenta perché lì vive suo figlio Manuel e da sempre trascorre le vacanze estive nella vicina Pinarella di Cervia), per presentare col suo coautore Niccolò Guicciardini il libro “Il ministro con la falce”, in cui si è raccontato. Interverranno anche il sindaco Enzo Lattuca e Daniele Montroni, presidente regionale di Legacoop.

Come è nato questo libro?

«Mi hanno invitato a scriverlo i miei amici, ascoltando quel che raccontavo della mia vita, ma non vuole essere un’autobiografia. Non è la mia storia, ma la nostra storia, quella di due o tre generazioni».

E che storia è?

«La storia di un bambino nato nel 1951 in una famiglia di mezzadri della bassa Romagna, in un periodo di grande miseria. Eravamo in 16 e sono cresciuto in un ambiente in cui non passava giorno senza che a tavola o nei campi qualcuno raccontasse della guerra. È questo il contesto in cui si è formata un’idea che non mi ha più abbandonato: le cose riesci a farle solo se le fai insieme. Sono convinto che l’idea che le cose accadono perché le decidono le istituzioni e il mercato sia sbagliata. Prima c’è la società, cioè persone che fanno cose insieme, con senso di comunità e spirito di condivisione».

L’idea alla base del mondo cooperativo che ha fatto parte della sua vita per trent’anni...

«Sì, un mondo che è cambiato e oggi deve affrontare una battaglia culturale durissima, perché nella società si sta affermando una visione più individualista e isolata, che rischia di essere un freno anche alle cooperative: l’indebolimento di certi valori, a favore del primato della forza, della diffidenza, del non fare niente per niente, rischia di minare l’idea cooperativa. Le cooperative esistenti tendono a irrobustirsi, anche grazie alla forza del passaggio intergenerazionale, ma faticano a nascerne di nuove, perché il contesto sociale e culturale non sono favorevoli».

L’altro grande capitolo della sua vita è stato quello ministeriale. Rimpianti? Cose di cui va fiero?

«Mi dispiace che si sia espresso un giudizio ingeneroso su quanto fatto, soffermandosi solo sulla questione dell’articolo 18. Vorrei ricordare che abbiamo cancellato l’obbrobrio delle dimissioni in bianco, fatte firmare soprattutto alle donne per liberarsene se rimanevano incinta. Un’altra novità importante è stato il ridimensionamento del lavoro parasubordinato, i cococo e i cocopro, che erano finti autonomi che in realtà erano dipendenti: sentenze favorevoli odierne, per esempio sui riders, sono figlie della legge che facemmo allora per evitare abusi. Inoltre, insieme alle associazioni dell’Alleanza per la lotta alla povertà, scrivemmo la prima legge contro la povertà in Italia, quella che introducendo il reddito di inclusione, prevedendo che il 20% delle risorse andasse a Comuni e realtà del volontariato che aiutavano i cittadini a uscire da questa condizione, così da andare oltre l’idea del semplice bonus assistenzialista».

E Poletti oggi chi è, cosa fa?

«Abito a Bubano, dove sono segretario del circolo locale con 90 iscritti e organizzo la Festa dell’Unità, che ho trasformato in Festa della comunità. Ho tre nipoti, di 20, 5 e 7 anni. Coltivo fichi e ciliegie e curo rose nel mio terreno. Sono volontario nel centro civico, dove organizziamo tante iniziative, tra cui una splendida rassegna di blues. Mantengo comunque anche un legame col mondo cooperativo, continuando a girare l’Italia per promuovere micro-cooperative di comunità, concetto che ho contribuito a fare nascere, e ve ne sono già 200, in zone in via di spopolamento. Sono inoltre presidente della cooperativa “Mediterranei”, che si occupa di realtà virtuale e aumentata e intelligenza artificiale: ha raggiunto 1 milione di euro di volume di attività nel giro di tre anni, conta una decina di soci e una ventina di collaboratori e punta a usare le tecnologie per migliorare i servizi per le persone fragili, per esempio nell’assistenza domiciliare».

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