Forlì-Cesena. Meno occupate e pagate il 30% in meno degli uomini: la crisi del lavoro femminile

Cesena
  • 11 luglio 2026

Il mercato del lavoro in provincia di Forlì-Cesena non lascia spazio a facili ottimismi. L’ultimo studio della Uil sul biennio 2024-2025, basato su dati Istat, Inps e Sviluppo Lavoro Italia, fotografa una realtà complessa che assume con facilità ma fa enorme fatica a stabilizzare. Non si tratta di un’emergenza improvvisa, spiegano dal sindacato, ma di una tendenza strutturale che penalizza soprattutto donne e giovani.

Il primo allarme arriva dalla disoccupazione, che registra l’incremento più marcato dell’intera regione, balzando dal 3,5% del 2024 al 4,6% del 2025. In termini assoluti, i disoccupati passano da 6.000 a 9.000. Il peso maggiore ricade sulle donne, il cui tasso di disoccupazione sale al 5,5% (contro il 3,9% maschile). Il divario di genere emerge anche nell’occupazione: lavora il 79% degli uomini a fronte di appena il 61,9% delle donne. Un divario di 17,1 punti percentuali, il secondo peggiore in Emilia-Romagna, a cui si aggiunge un tasso di inattività femminile del 34,5%: più di una donna su tre non lavora e non cerca più un impiego.

A parità di competenze, resta profonda anche la forbice salariale. I dati Inps certificano che un uomo guadagna in media 26.669 euro l’anno contro i 18.419 di una donna: un divario del 30,9% in linea con l’inaccettabile media regionale. Nel frattempo, la precarietà continua a dominare il territorio. Nel 2025 l’incidenza dei contratti a termine ha toccato l’86,6%, una delle percentuali più alte in regione, scaricando l’instabilità economica sulle spalle dei più giovani e nei settori del turismo e dei servizi.

A delineare un quadro di crisi non più passeggera ma strutturale è anche il dato sulla cassa integrazione. Le ore di straordinaria sono cresciute del 16,3%, mentre calano quelle di ordinaria (-9,7%), segno evidente di difficoltà aziendali profonde. Di fronte a questi numeri, le sedi Uil di Forlì e Cesena confermano che non arretreranno sulle loro storiche battaglie, a partire dalla campagna “No ai lavoratori fantasma” fino alla richiesta di parità salariale e stabilizzazione dei contratti. L’obiettivo resta uno solo: non basta creare lavoro, serve un’occupazione di qualità che permetta alle persone di costruire un futuro.

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