Cesena. Alcol vietato in centro, Ferrini: “Ora abbiamo gli strumenti per intervenire”

Cesena

Le consolidate regole di convivenza civile del Comune di Cesena potrebbero subire una profonda revisione. È quanto sembra si celi dietro all’ordinanza emessa dal sindaco Enzo Lattuca. A rivelarlo è l’assessore alla sicurezza Luca Ferrini, che in prima persona ha curato la definizione complessiva del provvedimento. In totale sinergia con gli enti preposti a garantire il decoro e la sicurezza urbana.

Ass. Ferrini, quali sono le ragioni di una scelta così drastica?

Non è improvvisata. Ne discutiamo da almeno tre mesi. Gli ultimi 30 giorni sono stati piuttosto pesanti nella zona Barriera, ma ormai è un fenomeno che si ripete con frequenza. Si sono verificati episodi di cronaca piuttosto gravi; alcuni persino passati al vaglio della magistratura. I carabinieri hanno proceduto ad alcuni arresti e abbiamo riscontrato un forte impegno anche da parte della Polizia di Stato a cui va la nostra riconoscenza. Non potevamo più aspettare: andava fatto qualcosa.

È stata una scelta autonoma dell’Amministrazione?

Davanti a queste situazioni c’è sempre un dialogo con tutti gli operatori della sicurezza. Abbiamo avuto continui dialoghi con Prefettura, Questura e Comando dei carabinieri. Che ci hanno aiutato a delineare i confini dell’ordinanza attraverso consigli di natura pratica e applicativa. Ed è chiaro che una volta che introduci delle regole devono esserci anche delle sanzioni.

Avete avuto un confronto anche con gli esercenti della zona?

Abbiamo scelto di far iniziare il divieto alle 20:30 per non coinvolgere attività come market, piccoli alimentari o supermercati dove l’asporto è inevitabile. Gli esercenti, in generale, sono stati coinvolti dall’assessore Plumari che ha chiesto un sacrificio temporaneo per una città vivibile, sicura e sana. Una stretta alla vendita di alcolici e alla circolazione del vetro era opportuna.

Se la criticità è così forte perché optare per un provvedimento solo temporaneo?

Lo strumento utilizzato è un’ordinanza che non può durare per sempre. Ha una natura emergenziale e interviene per frenare un fenomeno contingente. È una sperimentazione attuata in vista di una strutturale modifica del nostro Regolamento della Convivenza Civile. Il tempo ci ha dimostrato che senza strumenti di controllo certe regole non vengono rispettate.

Gli esercenti sono pronti a sacrificarsi, ma in cambio pretendono maggiore presidio ed equità.

Con questo strumento diamo finalmente la possibilità alle forze dell’ordine di agire direttamente sulla criminalità con strumenti sanzionatori che prima non avevano. Il concorso delle forze dell’ordine c’era prima e c’è ancor più incisivo oggi.

Quanto alla equità, la polizia locale in particolare sa in quali realtà commerciali si annida il malcostume. Tranquillizzo, dunque, i tanti esercenti onesti che adesso abbiamo lo strumento giuridico adatto per intervenire.

E se la “sperimentazione” fallisse?

Come detto abbiamo strutturato questa ordinanza per inserirla nel Regolamento di Convivenza Civile. Perché come credo e temo produrrà uno spostamento del malcostume in altre zone della città. Pertanto, non escludo l’estensione dell’efficacia dell’ordinanza. Mi riferisco a zone densamente popolate dove si incrociano esigenze diverse che necessariamente richiedono più regole.

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