«Le cose più belle nascono per caso ma crescono per scelta». Questa frase, scritta su una lavagna all’interno delle Cucine Popolari, riassume perfettamente la storia di un’esperienza unica nel suo genere, che sta per prendersi qualche settimana di pausa. Sarà utile per fare rifiatare i quasi 200 volontari, presenti in 17 (a rotazione per turni di 6 ore abbondanti, in cucina o servendo ai tavoli) ogni volta che fanno condividere pasti a una media di 160 persone al giorno. Il tutto a prescindere dalle loro condizioni economiche, perché l’unica regola è “mangia ciò che vuoi, dona ciò che puoi”. Ma soprattutto la pausa estiva è necessaria per fare le periodiche manutenzioni dei locali e organizzare l’attività futura. L’11 luglio, con l’ultima cena dalle 18.30, le Cucine Popolari chiuderanno i battenti per riaprirli poi il 31 agosto. Ieri hanno ospitato un pranzo su invito, a cui hanno preso parte una sessantina di persone. Tra di loro il presidente del Consiglio comunale, Filippo Rossini, l’assessora regionale Francesca Lucchi, quattro assessori della Giunta - Elena Baredi, Carmelina Labruzzo, Camillo Acerbi e Andrea Bertani -, giornalisti e rappresenti di quartieri e realtà associative. Con l’instancabile Enzo Cappelletti a fare gli onori di casa, è stata la presidente delle Cucine Popolari, Oriana Casadei, a sottolineare il valore di un luogo dove si sposano quotidianamente diritto al cibo e relazioni umane. In particolare, ha evidenziato che l’impegno portato avanti affonda le sue radici nella Costituzione, e in particolare nell’articolo 3, che sancisce la «pari dignità di tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali». In questo senso - ha aggiunto - le Cucine Popolari «fanno politica». Una frase detta non a caso ma come risposta a attacchi ripetuti provenienti dai partiti di destra, a cui non ha risparmiato qualche frecciata. Ha ricordato, per esempio, che all’iniziativa di ieri erano stati invitati tutti i rappresentanti delle istituzioni locali, senza distinzione di “casacca”, ma nessuno dell’opposizione, «sempre così critica nei nostri confronti», si è presentato e soltanto uno di loro ha risposto spiegando perché non avrebbe potuto esserci. Ha poi rivendicato, messo i puntini sulle i, a proposito delle obiezioni fatte anche pochi giorni fa dalla Lega, tramite un’interpellanza, in cui ha sostenuto tre le altre cose che le Cucine usufruiscono di aiuti da parte del Comune per il futuro trasferimento in una sede in viale Gramsci. Dopo avere ricordato che sarà condivisa con altre due associazioni, Hobby Terza Età e Arci, Casadei ha messo in chiaro che per ristrutturare l’immobile il direttivo e i soci delle Cucine stesso hanno deliberato all’unanimità di investire 200mila euro delle donazioni ricevute dopo l’alluvione. «Un regalo alla città destinato a restare nel tempo, visto che quegli ambienti saranno assegnati per 28 anni, come da convenzione», a tre realtà che operano a favore della collettività. Anche il presidente del Consiglio, Rossini, ha preso la parola facendo notare che alle Cucine Popolari «si respira un’aria, quella dei diritti, dell’uguaglianza e dell’empatia umana, il contrario di quanto di preoccupante sta accadendo attorno a noi, con conflitti che da verticali sono diventati orizzontali: non è più il potere a essere criticato per quello che non va ma si attacca chi ci vive accanto, indicato come qualcuno che ci porta via qualcosa».
Cucine Popolari, pausa estiva nel segno dei diritti