Continua a Cesena lo stalking dei carri funebri, a casa inviati anche appuntamenti sessuali per la moglie morta. Esposto ai giudici: “Fermate quelle donne”

Stalking ai danni di un autotrasportatore cesenate da parte di una 36enne che vive nella provincia di Arezzo. Ed ora, in ipotesi nelle ultime denunce sporte, anche da parte della madre di lei.
L’incubo per il 57enne cesenate non si è fermato ad inizio gennaio quando la donna era stata raggiunta da un provvedimento cautelare da parte del giudice che le aveva fatto sequestrare dai carabinieri gli smartphone a disposizione imponendole anche cure psichiatriche e di smettere con le operazioni di stalking che portava avanti da settembre. Anzi, da quasi subito l’invio a casa di servizi, soccorsi, regalie e carri funebri è proseguito senza sosta: tanto che alla data di ieri l’uomo di Borello ha ricevuto 775 persone che intendevano prestargli dei servizi, dargli soccorso o ritirare la sua salma per portarla in obitorio.
«Ormai sono disperato e non so più a che santo votarmi. Rischio di uscire di senno anche perché ora, durante la notte, temo pure per la mia incolumità personale viste le visite di gente poco raccomandabile che ricevo a qualsiasi ora».
Per sintetizzare quanto continui lo stalking da parte della 36enne e della sua genitrice nei confronti del cesenate, basta citare gli ultimi episodi in ordine di tempo. Soltanto ieri tra le 15 e le 16:30 hanno suonato a ciclo continuo al suo campanello 11 tra imbianchini, muratori e pavimentisti che erano stati inviati a casa sua per eseguire delle manutenzioni che non lui ma in ipotesi (denunciata subito) la stessa donna che continua a chiamare “per suo conto”, gli aveva inviato a casa. «Sono continuate in queste settimane anche le richieste ad agenzie di pompe funebri per venire a casa mia a ritirare la mia salma perché avevano detto loro che ero morto. Il caso più stravagante tra questi? Un’agenzia romagnola che è stata contattata due volte in pochi minuti. Gestiscono infatti sia onoranze funebri che trasporti con conducente e la stessa voce femminile, senza sapere che si trattava della medesima azienda, ha prima chiamato per inviarmi a casa un taxi e poi per far ritirare la mia salma. Tanto che il proprietario delle aziende mi ha chiamato al telefono scherzando e chiedendomi se ero vivo o morto e comunque come avrebbe dovuto comportarsi davanti a quelle richieste».
L’ultima “trovata” delle stalker riguarda poi i siti di appuntamenti online. «Si è creata un profilo in un sito di appuntamenti sessuali e dice di essere mia moglie. Mia moglie che per altro è morta nel 2021. Quindi nel cuore della notte mi si presentano a casa i soggetti più disparati, a volte anche minacciosi perché non credono di essere stati raggirati e pretendono di entrare in casa per avere dei rapporti sessuali».
Una situazione da mesi non più sostenibile psicologicamente per l’uomo che continua ad ammucchiare integrazioni di denuncia ai carabinieri: «Militari del cesenate che sono stati anche chiamati da questa voce femminile. Che sosteneva di essere mia moglie... Di essere in casa mentre io la stavo picchiando e di accorrere per salvarla».
A nulla è servito a quanto pare ad ora l’ordine del giudice di non contattare l’uomo, di non inviargli alcun tipo di servizio a casa e di farsi curare psichicamente. Al punto che l’avvocato che tutela il borellese, Raffaele Pacifico, in queste ore ha depositato al pm che si occupa dell’inchiesta in corso (Susanna Leonarduzzi) una esplicita richiesta formale di aggravamento della misura cautelare nei confronti delle due donne protagoniste dell’azione di stalking.
La richiesta formale è quella che “in qualche maniera” cessino d’imperio i contatti con il suo cliente. Se questo significhi rinchiudere le due donne in carcere o imporre loro coattivamente un ricovero in una struttura psichiatrica, starà ora alla magistratura decidere.
Anche perché se da un lato è vero che potrebbe trattarsi di persone da curare, di fatto continuano quotidianamente a rovinare la vita di un uomo che ha anche a carico una madre 85enne a cui badare. C’è anche da tutelare la salute mentale delle persone per bene, non soltanto quella di chi deve palesemente essere in qualche maniera curata.