L’invecchiamento della popolazione in Romagna sta delineando una profonda trasformazione sociale che mette a dura prova la tenuta economica delle famiglie. Un’analisi condotta dai Pensionati CISL Romagna evidenzia il forte divario tra l’importo delle pensioni medie sul territorio e i costi reali legati all’assistenza continuativa delle persone non autosufficienti. Oggi una badante convivente qualificata ha un costo complessivo regolare di circa 1.585 euro al mese, una cifra che non corrisponde allo stipendio netto ma comprende retribuzione, contributi, tredicesima e TFR per un lavoro tutelato.
A fronte di questa spesa, le pensioni medie mensili nelle tre province romagnole risultano decisamente inferiori, attestandosi a 1.341 euro a Ravenna, 1.283 euro a Forlì-Cesena e 1.197 euro a Rimini. L’assegno previdenziale riesce quindi a coprire solo una parte del costo di un’assistente domiciliare, costringendo le famiglie a un esborso extra mensile che varia dai 240 ai 390 euro. Su base annua si tratta di una spesa aggiuntiva compresa tra i 3.000 e i 4.600 euro, a cui vanno sommati i costi quotidiani per farmaci, visite specialistiche, trasporti e ausili sanitari. La situazione si aggrava ulteriormente se si rende necessario il ricovero in una Residenza Sanitaria Assistenziale, dove le rette possono raggiungere i 3.000 euro al mese, superando di oltre il doppio le disponibilità dei pensionati locali.
In questo contesto, il Fondo regionale per la non autosufficienza e l’offerta di posti letto accreditati nelle RSA non riescono più a soddisfare pienamente la rapidità dell’aumento della domanda, generando lunghe liste d’attesa che costringono i nuclei familiari a prolungare l’assistenza a domicilio. A complicare il quadro interviene anche il cambiamento strutturale delle famiglie, sempre più frammentate, con reti parentali fragili o mononucleari, dove spesso un unico figlio si trova a dover gestire contemporaneamente il lavoro, i propri figli e la cura dei genitori anziani.
La segretaria generale dei Pensionati CISL Romagna, Maria Antonietta Aloisi, specifica che il problema non risiede nel costo del lavoro di cura, che anzi richiede tutele e un’adeguata valorizzazione professionale a fronte di patologie croniche e complesse. La vera criticità è lo scollamento tra il bisogno di assistenza e la capacità economica privata e pubblica, un fattore che rischia di trasformare la fragilità nel principale elemento di disuguaglianza sociale dei prossimi anni. Secondo il sindacato, oltre al potenziamento del Fondo regionale e all’aumento dei posti in struttura, è necessario superare la logica delle misure una tantum per investire su un’assistenza domiciliare integrata e personalizzata, capace di supportare gli anziani nelle attività quotidiane e di contrastare la solitudine.