Chiusure domenicali nel commercio, la Filcams Cgil Forlì-Cesena approva l’idea attraverso una nota della segretaria Mirela Koroveshi: “Accogliamo positivamente il fatto che finalmente ci si interroghi sulla sostenibilità di un modello di consumo “h24/7 giorni su 7”, ma non possiamo esimerci da una riflessione critica: se le imprese oggi scoprono che la domenica è anti-economica a causa della contrazione delle vendite e dei costi energetici, noi lo diciamo da anni per ragioni molto più profonde, che riguardano la qualità della vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori.
Per la Filcams CGIL, la chiusura domenicale non è una variabile dipendente dal calo dei consumi, ma una necessità oggettiva per garantire il diritto costituzionale al riposo e alla socialità. Ci ritroviamo di fronte a una saturazione del mercato: Le aperture indiscriminate non hanno creato nuova ricchezza, hanno solo spalmato lo stesso volume di acquisti su sette giorni invece di sei, aumentando i costi fissi per le aziende e lo stress per il personale. Per noi la domenica non è un giorno come gli altri. È il tempo della famiglia, delle relazioni, del riposo condiviso. Deregolare gli orari ha significato sacrificare la vita privata di chi opera nel settore, senza alcun reale beneficio per la collettività. Non bisogna farsi ingannare: la “liberalizzazione selvaggia” non ha portato all’incremento occupazionale promesso anni fa. Al contrario, ha spesso precarizzato i contratti e frammentato i turni. Oggi, con la contrazione dei consumi citata dalle stesse imprese, il rischio è che questo modello insostenibile scarichi le proprie inefficienze proprio sull’occupazione presente, comprimendo ulteriormente i diritti e i salari.
Finalmente anche le parti datoriali si accorgono che il sistema è saturo, ma non accettiamo che il tema venga ridotto a una mera analisi di costi-benefici aziendali. La domenica deve tornare a essere un giorno di festa e di riposo per tutti, non per scelta economica, ma per scelta civile”.
“Come Filcams CGIL Forlì Cesena - termina la nota - ribadiamo la necessità di regolamentare le aperture attraverso un confronto serio che coinvolga le parti sociali e le istituzioni locali. Rimettere al centro la persona, garantendo turnazioni eque e il recupero della domenica come spazio di vita extra-lavorativa. Fermare la rincorsa alla saturazione commerciale, che danneggia tanto i piccoli centri quanto la tenuta dei grandi punti vendita. Non aspetteremo che sia solo il mercato a decidere quando i lavoratori possono stare con le proprie famiglie. È tempo di una scelta coraggiosa e di buonsenso”.