Da una parte il Governo Meloni sta celebrando in questi giorni il fatto di essere diventato il più lungo della storia repubblicana. Dall’altra parte, si guarda già alle prossimi elezioni e nel campo del centrosinistra si parla di eventuali primarie per individuare il leader e di programmi. Il segretario del Pd di Cesena, Sebastiano Castellucci, prova a portare il suo contributo sotto forma di analisi e proposte.
Cesena. Verso le elezioni nazionali, il segretario del Pd: “Noi alternativa con programmi seri”
Cosa rimane di questi quattro anni di Governo Meloni?
Ben poco, purtroppo o per fortuna. La stabilità ha coinciso con un sostanziale immobilismo, dettato dalla paura di non scontentare nessuno per non perdere consensi. È difficile ricordare quali provvedimenti abbiano avuto una qualche rilevanza per la vita dei cittadini. Gli slogan del 2022 sono stati presto dimenticati, e la misura di questa smemoratezza ce la dà oggi il costo della benzina tra i più alti d’Europa, là dove tutti ricordiamo l’abolizione delle accise. La stessa sorte è capitata a ogni grido di battaglia della destra, dalla Legge Fornero alla riduzione della pressione fiscale e della burocrazia. Tutte promesse tradite e sconfessate dai numeri, di cui però nessuno chiede conto. C’è inoltre un clima sociale pesante e impaurito, che però è utile per il loro tornaconto elettorale.
Per esempio, sul fronte della sicurezza, bandiera della destra?
Sì. I tantissimi reati introdotti sono serviti solo a fare annunci in pompa magna, e su questo basta pensare a quanti decreti sicurezza ci sono stati, senza al contempo garantire alle forze dell’ordine, ai tribunali e alle carceri le risorse necessarie per dare una risposta reale alla sicurezza, tanto sbandierata dalla destra.
E la situazione economica?
Meloni, che tra le altre cose non voleva il Pnrr e sollecitava un prestito al Fmi, ha avuto a disposizione il denaro necessario per promuovere il proprio programma come non era mai capitato a nessun Governo nella storia. Quattro anni dopo, l’Italia ha superato la Grecia nel rapporto debito pubblico/Pil e la crescita economica nel 2026 e nel 2027 sarà la più bassa di tutta l’Unione europea. C’è una totale incapacità di dare delle risposte al lavoro povero, ai giovani che se ne vanno, alle imprese che faticano a reggere la concorrenza.
Però continuano a fare una certa presa narrazioni come quelle sull’immigrazione.
Il Governo gioca sempre lo stesso jolly vincente: tirare fuori qualche caso di cronaca e parlare di immigrazione. Salvo poi approvare un decreto flussi da 500mila ingressi in tre anni, numeri identici ai decreti flussi dei Governi partecipati dal Pd. Con la differenza che, allora, Meloni urlava all’invasione.
Nel campo del centrosinistra c’è un’alternativa credibile?
I fallimenti della destra non bastano per vincere le elezioni ma rendono ancora più urgente la prospettiva di un’alternativa di governo che guardi al Paese di oggi e di domani. L’esplosione delle disuguaglianze deve essere corretta con un deciso rilancio delle politiche del lavoro, della sanità, della scuola. La crisi climatica e la crisi sociale devono essere affrontate insieme, perché chi è più esposto ai cambiamenti dell’una è il primo a subire anche quelli dell’altra. Infine, serve un forte supporto dell’Italia allo sviluppo federalista dell’Unione europea, l’unica dimensione politica che consente di rivendicare sul piano globale il rispetto del diritto internazionale e la pace. Il Pd è pronto a fare la sua parte, senza promettere cose utili solo a ingannare la fiducia degli elettori, materia su cui la destra non ha eguali.
Primarie del centrosinistra sì o no?
Le primarie sono uno strumento, non il fine. Il fine è quello di cambiare il Paese dando risposte alle questioni urgenti del nostro tempo e un po’ di speranza alla gente. Per questo, vincere le elezioni politiche con un programma serio e garantire stabilità all’azione di governo è l’unico orizzonte di cui ha senso parlare. Solo in questa prospettiva si inserisce l’individuazione della persona che sappia incarnare la sintesi del progetto politico, per autorevolezza o per scelta collettiva attraverso le primarie. Persona che dovrà poi circondarsi di una squadra competente per dar seguito a un programma scelto insieme.
Quali dovranno essere le priorità programmatiche?
Il Pd è già pronto. Nell’anno appena trascorso, a Cesena ci siamo confrontati decine di volte su molti dei temi più sentiti dai cittadini con dirigenti nazionali del partito. Nelle prossime settimane, la segreteria comunale e i segretari di circolo faranno una serie di incontri con iscritti, ex iscritti, simpatizzanti per discutere insieme delle questioni da far emergere con ancora più forza, in un percorso che si concluderà con un’assemblea aperta e con un documento riassuntivo da mandare al Pd nazionale.