Un caso di scabbia è stato individuato nei giorni scorsi all’interno dell’Istituto professionale “Versari Macrelli”. La stessa scuola superiore dove qualche tempo fa ne era stato diagnosticato almeno un altro.
Senza fare allarmismi, è una situazione da tenere sotto controllo e, come avviene sempre in queste situazioni, l’Ausl ha preso tutte le misure di profilassi necessarie e sta facendo un’attenta opera di monitoraggio. Anche perché i sintomi possono comparire da 2 a 6 settimane dopo il contagio e quindi va verificato che l’acaro microscopico, il Sarcoptes scabiei, che scava piccoli cunicoli nella pelle scatenando questa patologia, non sia stato trasmesso ad altri studenti o personale in forza alla scuola oppure congiunti.
Va detto che il contagio avviene principalmente tramite contatto diretto e prolungato pelle a pelle, tipico delle situazioni familiari, come il dormire nello stesso letto o avere rapporti sessuali, mentre è molto meno frequente attraverso oggetti contaminati, come vestiti, lenzuola, asciugamani. Perciò l’esperienza dice che la propagazione nell’ambiente scolastico è piuttosto rara.
Malattia in forte aumento
Non è comunque la prima volta e non sarà neppure l’ultima che il Servizio sanitario è alle prese con la scabbia a Cesena, perché dal 2019 anche qui, come in tutta Italia, questa malattia infettiva si sta facendo sempre più frequente. Tanto che dal 2024 la Regione ha deciso di offrire gratuitamente i farmaci ai malati e ai loro contatti stretti.
L’anno scorso i casi di scabbia segnalati nel Cesenate sono stati 233, in forte crescita rispetto ai 167 dell’anno precedente. Negli ultimi anni, su tutto il territorio regionale, si registra un aumento significativo dei casi, prevalentemente nel periodo autunno-invernale e tra la popolazione di adolescenti e giovani adulti, specialmente maschi. Gran parte di questi focolai si verificano in ambito domestico ma anche in strutture sociosanitarie e assistenziali e centri di accoglienza.
Sintomi, cure e cosa fare
Gli esperti dell’Ausl sottolineano che la malattia «colpisce persone di ogni età, sesso e condizione sociale, indipendentemente dall’igiene personale».
La scabbia si presenta con prurito molto intenso, in particolare di notte, e con lesioni cutanee di tipo papulare ed eritematoso. Il grattamento può causare graffi e infezioni. Le zone più colpite sono negli adulti gli spazi tra le dita, i polsi, i gomiti, le ascelle, il girovita, i genitali, i glutei, i capezzoli; nei bambini piccoli e negli anziani vengono a volte aggrediti anche testa, collo, palmi e piante dei piedi.
Le cure - informano dall’Ausl - consistono in applicazione di creme, per esempio permetrina 5%, benzile benzoato in varie concentrazioni, oppure nell’assunzione di farmaci orali, come Ivermectina 3 milligrammi. Possono essere necessarie più applicazioni a seconda della gravità e del farmaco utilizzato. La terapia è efficace solo se completata correttamente e seguita in tutte le sue fasi secondo le indicazioni del medico. Il trattamento deve essere contemporaneo per l’ammalato e i conviventi. L’Unità operativa di Igiene e Sanità Pubblica fornisce la profilassi ai contatti stretti. È fondamentale associare ai trattamenti pulizia accurata degli ambienti e della biancheria.
Tutti i tessuti usati nei 7 giorni precedenti il trattamento vanno lavati ad almeno 60 gradi di temperatura, se possibile, oppure vanno chiusi per 7 giorni in sacchi di plastica, qualora non siano lavabili ad alte temperature.