Un silenzio che fa rumore. Capace di riempire, attraverso il ricordo degli affetti più stretti, il vuoto lasciato da “una ferita ancora aperta che non trova pace”. A un anno di distanza dalla tragedia che l’ha colpita, ha descritto così, Lisa Bagnoli, la sensazione suscitata dal pensiero del marito Francesco Boattini, deceduto nella sua officina di motociclette a Diegaro esattamente un anno fa, l’11 luglio 2025.
La passione
Conosciuto da molti appassionati delle due ruote, Boattini era il titolare dell’azienda Road Runner, “attività di eccellenza, che per anni è stato il suo tempio”, sottolinea con orgoglio la moglie. Forniva assistenza meccanica per moto da pista, strada, cross ed enduro. “Ci sono passioni che non si limitano al tempo libero - ha affermato nel suo emozionante ricordo in occasione dell’anniversario della scomparsa -, ma che definiscono un’intera esistenza. Per Francesco la moto non era solo un mezzo di trasporto né un semplice hobby. Era il battito del suo cuore. Il profumo della sua vita. La sua ragion d’essere”.
L’incidente
Un lavoro, ma prima ancora una scelta di vita quella di Boattini. Fino alla fine. L’imprenditore meccanico ha infatti trovato la morte nel cortile della sua azienda mentre riparava la pedana idraulica del camion officina del suo servizio di assistenza mobile “Racing Service RR” col quale, per anni, ha affiancato piloti e scuderie del panorama corse italiano. Il mezzo aveva dato segni di malfunzionamento in fase di sollevamento e discesa e, proprio nell’intento, di sistemare le anomalie, Boattini è rimasto schiacciato dal cedimento della piattaforma morendo sul colpo.
L’azienda
Quanto accaduto, tuttavia, ha alimentato ancor di più il sentimento di pregio verso l’impresa di Boattini. “Road Runner - ha detto Lisa - era un luogo dove non si riparavano solo moto, ma dove si ascoltavano storie, si davano consigli e si respirava vera passione. Chiunque sia passato dall’officina, che fosse per un cambio gomme, una revisione o semplicemente per un caffè, conosceva la dedizione, la capacità di ascoltare il motore e capire subito il problema o la pazienza infinita con i giovani motociclisti di Francesco”. Ogni angolo di quel capannone. Ogni cimelio esposto sugli scaffali. Gli attrezzi sparsi per il pavimento e appesi al muro trasmettono qualcosa. Parlano. Raccontano. Ricordano. Emozionano. “Amava i passi di montagna, le vecchie glorie anni ‘80, la velocità in pista - ha riportato la moglie -. La sua officina era piena di vecchi pezzi di ricambio che raccontavano la sua storia d’amore con le due ruote. Ora che non c’è più, l’officina ha un silenzio diverso, ma noi crediamo fermamente che il suo spirito sia ancora lì, tra le chiavi inglesi e l’odore di olio motore”.
Il ricordo
Un motore, 2 o 4 tempi, come certo Francesco sapeva bene, non gira senza la giusta miscela di carburante. E così vale per Lisa, la piccola Anita - figlia di Boattini - e la mamma Edith. “Era un uomo che ha saputo dedicare ogni energia al suo lavoro - ha proseguito la compagna di matrimonio - e anche se la sua attività lo teneva spesso lontano dalla nostra famiglia, sapevamo che ogni sua fatica era un gesto d’amore per noi. È stato un marito e un padre amorevole e generoso - ha aggiunto tra le lacrime -, che non si è mai risparmiato e che ci ha aiutato a crescere con il suo esempio di dedizione. Il suo amore sarà sempre la nostra guida”. Ma adesso: rombo di motore e gas a martello. Come avrebbe voluto Francesco.