Sono diventati tre gli uomini al comando dopo che nelle scorse ore Guerrino De Santi, conosciuto dalla comunità borellese e nel mondo del ciclismo come Bianco, è «salito in piedi sui pedali», raggiungendo in cielo la moglie Ida Ballani e l’amico e idolo di sempre Marco Pantani.
Gli occhi lucidi e le voci tremanti dei numerosissimi presenti per l’ultimo saluto a Guerrino, ieri alla chiesa di Borello, testimoniano quanto sia riuscito a entrare con valori, gesti semplici, e una smisurata passione per il ciclismo, nel cuore delle persone. E poi quella maglia, gialla, del Club Magico Pantani, posta sul feretro per tutta la funzione, in segno di rispetto eterno e in ricordo di un’amicizia sconfinata con Marco. Nel docufilm “Il cielo del Pirata”, Bianco aveva dichiarato come fosse stato l’unico a seguirlo come nessun altro, sia nei momenti di spensieratezza, come nel viaggio insieme in camper nel 2002 in Grecia, sia durante le grande imprese, e infine nei momenti più bui, sempre col massimo della trasparenza.
«Bianco in vita ha saputo unire l’aspetto umano a quello sportivo – ha spiegato durante l’omelia il parroco Giovanni Barduzzi –. Metteva sempre i rapporti umani alla base della sua grande passione per il ciclismo. Ha saputo interpretare lo sport come veicolo di relazioni umane, incontro tra culture, cogliendo in profondità l’essenza di ogni attività svolta. È stato sale per chi ha condiviso con lui qualche momento e una luce sempre accesa nel perseguire i propri obiettivi».
Nel 1991, un anno prima del pensionamento dal suo lavoro da meccanico, Bianco aveva dato vita a Borello al primo fan club in Romagna dedicato a Marco Pantani, in quell’anno ancora in categoria juniores. Negli anni a seguire, insieme ad amici e membri di quel gruppo non si perse da bordo strada neanche un’impresa del Pirata, dalla prima vittoria tra i professionisti ai successi al Giro d’Italia e Tour de France.
Per centinaia di metri scriveva con la vernice sull’asfalto il cognome di Marco, con la P allungata orizzontalmente: una lettera diventata un marchio di fabbrica di Bianco e un simbolo sulle strade delle principali competizioni ciclistiche.
Al Pirata, oltre a un vero rapporto di amicizia e alle “punture di adrenalina”, come definiva lo stesso Guerrino le scritte sull’asfalto nei tratti più duri, dove Pantani capiva che era ora di fare la differenza, Bianco dedicò anche un grande cippo che fece realizzare a proprie spese e trasportò in cima a Montevecchio. Oggi è tappa “obbligatoria” per tutti gli amanti delle due ruote. Sempre in omaggio al Pirata, aveva fatto realizzare un murale all’uscita della E45, ora non più visibile.
Di pari passo alla passione per il ciclismo, Bianco curava le relazioni umane, amava la propria famiglia, si impegnava nell’azienda aperta con il fratello Carlo e condivideva con tanti amici la passione per la caccia. Proprio durante un viaggio dedicato all’attività venatoria conobbe in giovane età Serif Sezen, originario di Istanbul, che ieri non è voluto mancare all’ultimo saluto all’amico di una vita. Ha soggiornato nella notte antecedente il funerale all’hotel “Letizia” di Borello, facendo poi rientro in Turchia al termine della funzione.
Ad omaggiare il semplice ed energico Guerrino, oltre a famigliari, al gruppo ciclistico di Borello e ai membri dei due club dedicati a Pantani, quello di Cesenatico e quello fondato dallo stesso Bianco, erano presenti anche Vittorio Savini, primo allenatore del Pirata, Giorgio Lugaresi, ex presidente del Cesena che condivideva con Bianco la passione per la caccia, e gli amici di una vita con cui ha vissuto viaggi, storie e le indimenticabili serate in taverna. Non ha potuto essere presente, per motivi di salute, Renzo Zignani, suo compagno di banco alle elementari e grande amico, ma ha comunque voluto rendersi partecipe con una lettera scritta di suo pugno, che è stata letta da un nipote di Bianco.
«Nell’ascoltarlo ci si perdeva nelle sue parole»; «seminava sorrisi e inseguiva la meritocrazia»; «aveva il dono di costruire ricordi»: queste alcune delle frasi con cui gli amici più stretti hanno voluto ricordare l’85enne venuto a mancare, salutandolo per sempre sulle note dell’Ave Maria di Schubert.