Cesena, tre predatori sessuali frequentavano gli ambienti religiosi con Chiara Bolognesi e Cristina Golinucci

Cesena
  • 24 novembre 2023

C’erano almeno tre “predatori sessuali” su cui gravano sospetti nell’orbita di Cristina Golinucci e di Chiara Bolognesi (le due giovani morte a cavallo tra settembre e ottobre del 1992), figure che si aggiravano anche nei pressi della chiesa dell’Osservanza e del Convento dei Frati Cappuccini frequentati dalle due giovani.

«Persone che andrebbero fermate prima che possano aggredire altre donne. Ma che vengono “aiutate” dalle leggi attuali. Anche perché nelle prime settimane in cui la gente scompare, si continua a non indagare rapidamente, affermando che si tratta di allontanamenti volontari».

Marisa Degli Angeli, la mamma di Cristina Golinucci, è tornata due sere fa tramite “Chi l’ha visto?” a chiedere giustizia per sua figlia, scomparsa da oltre 31 anni. Lo ha fatto lanciando un nuovo appello: una battaglia che diventerà una tra le tante sostenute dall’associazione Penelope.

«Quando una persona scompare, come è successo a mia figlia e come in questi giorni è avvenuto anche per il caso di Giulia Cecchettin, i tempi di reazione degli investigatori sono cruciali. Come si fa a trattare questi casi come allontanamenti volontari? A logica se una persona si sia o meno allontanata volontariamente bisognerebbe chiederlo a lei. E per chiederglielo bisogna ritrovarla». L’allontanamento volontario è stata la base di partenza anche sulle investigazioni per Cristina Golinucci (il cui cadavere non è mai stato ritrovato) e per la 17enne Chiara Bolognesi, trovata poi morta nel Savio. Sono passati più di 30 anni ed anche per quei ritardi «ora c’è qualcuno che l’ha fatta franca» perché, usando le parole della Procura nell’ultima indagine sulle due ragazze di cui è stata chiesta l’archiviazione, «nonostante il grande lavoro svolto, le lacune pregresse ormai non sono colmabili». Eppure, proprio stando alle ultime indagini, erano almeno 3 i “predatori sessuali” che gravitavano negli ambienti religiosi di Cesena frequentati da Chiara e Cristina. Il sudafricano Manuel Boke, ospite del convento dei Cappuccini, da tanti anni è fuggito in Francia dove ora, per reati sessuali, in cella con le sue stesse impronte digitali c’è una persona che dice di chiamarsi diversamente (Quisit Quame è il nome). “Chi l’ha visto?” ha evidenziato come recentemente si sia indagato anche su un infermiere (protagonista di violenze verso la moglie) che all’epoca saliva spesso ai Cappuccini chiedendo di farsi frate. Sentito dopo 30 anni ha però detto di non aver mai conosciuto Chiara e Cristina. Infine un cesenate residente a poca distanza dai luoghi di scomparsa delle giovani. Frequentava l’associazione di volontariato dove agivano anche Chiara e Cristina, così come l’Osservanza e il convento dei Cappuccini. Ascoltato come persona informata sui fatti, ha negato di aver conosciuto le due ragazze. Mentre a Cesena ci sono almeno 5 donne, tra ex colleghe di lavoro e non, che dopo 30 anni sostengono di essere state più volte molestate sessualmente da lui. Molestie che non hanno mai denunciato temendo di non essere credute. E che comunque ora sono comunque finite in prescrizione. Sentito dalla Procura, l’uomo ha fatto ammissioni minimali su squallide attenzioni verso una delle donne che ora lo accusano, ma ha negato qualsiasi altro episodio. «Bisognerebbe trovare il modo - chiosa Marisa Degli Angeli - di punire persone come queste. Quanto devono ancora subire le donne prima che si possa fare qualcosa per loro?».

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