Cesena, tre pensionati in lotta contro la Camorra con 40 giovani e una coop al campo estivo di Libera

Un terzetto di pensionati cesenati della Spi-Cgil si è immerso per una settimana in uno dei campi estivi organizzati dall’associazione “Libera” di don Ciotti, nelle proprietà confiscate alla criminalità organizzata e convertite a finalità produttive “pulite”.

Eraldo Neri, che è all’undicesima esperienza di questo tipo (probabilmente un record a livello nazionale o quasi), che potrebbe forse essere l’ultima che farà, Giancarlo Fantini, che viveva questa esperienza per la prima volta, e Verdiana Gobbi, che aveva partecipato a un solo altro campo, sono scesi a Teano, dove ci sono una casa e un terreno di 27 ettari confiscati al clan della Camorra: quello dei Manna. Ora quel podere è coltivato a olive, nocciole e ceci, dopo che il Comune ne è divenuto proprietario e lo ha assegnato alla cooperativa locale “La strada”. Quel luogo è stato dedicato ad Antonio Landieri , 25enne vittima innocente della Camorra.

«La cura del territorio e delle persone - spiega Eraldo Neri - è il fulcro dell’attività svolta dalla cooperativa, che dal 2021 ha sede nella casa del bene confiscato, con un gruppo di convivenza, che consente di accompagnare persone con disagi psico-sociali in un percorso per recuperare il diritto all’abitare, al lavoro, alla costruzione di relazioni, di legami sani. L’inserimento lavorativo degli utenti avviene soprattutto attraverso agricoltura sociale e sostenibile, con pèroduzioni di qualità come i ceci dei presidi Slow Food».

I tre attivisti cesenati della Spi-Cgil hanno toccato con mano quella realtà assieme a gruppi parrocchiali provenienti da Treviso, Montebelluna, Pederobba, Vicenza. Quaranta giovani dai 16 anni in su, accanto a loro (una cosa preziosa anche per l’interscambio tra generazioni differenti, con i tre pensionati cesenati impegnati a servire le colazioni ai più giovani), hanno avuto l’opportunità di capire «il valore dello stare insieme e del lavorare insieme, dandosi anche da fare nei campi, anche se per non più di un paio di ore al giorno, visto anche il gran caldo». Hanno inoltre potuto «partecipare al dolore delle testimonianze dirette delle vittime di soprusi della criminalità e dei parenti di chi è stato ucciso dalle mafie. Tra questi ultimi i coraggiosi e instancabili genitori di Antonio Landieri, che hanno trasformato la loro sofferenza in impegno sociale».

Neri ha avuto ancora una volta «la conferma della presenza attiva di tante belle persone che compongono le cooperative e il loro straordinario lavoro nella società locale. Il presidente Stefano Mancinii, con Fabio, Gianfranco, Antonietta, Gabriella, Eduardo, Antonio, Lucillo, Federica ci resteranno negli occhi anche quando avremo dimenticato i nomi».

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui