Cesena, tesori della Malatestiana antica messi sotto sorveglianza con telecamere, nel 1983 un furto clamoroso

Cesena
  • 15 gennaio 2026

È stato approvato nelle scorse settimane il progetto di fattibilità tecnica ed economica per affidare a occhi elettronici di ultima generazione la vigilanza sull’immenso patrimonio custodito nella parte antica della Biblioteca Malatestiana. A cominciare dai codici miniati nell’Aula del Nuti e dai manoscritti della sala Piana, che restano le più importanti gemme storiche e culturali di Cesena. Nel contesto dell’accordo di programma siglato nello scorso mese di settembre tra Regione e Comune, con lo scopo di mettere in campo una serie di azioni, per un investimento totale di 160mila euro, per un piano di rafforzamento della sicurezza denominato “Oltre la stazione”, una somma di 90mila euro è stata destinata a realizzare un impianto di videosorveglianza per proteggersi da ladri, vandali o altre brutte sorprese in quella che è l’ala nobile della biblioteca, tanto pregiata da meritare nel 2005 l’inserimento nel registro delle Memorie del Mondo dell’Unesco.

Il furto negli anni Ottanta

Che qualche malintenzionato possa provare ad arraffare antichi manoscritti o pezzi di essi non è solo un pericolo teorico, ma un rischio che si è concretizzato più di una volta alla Malatestiana. Particolarmente clamoroso fu il caso del Codice Gratianum, uno dei volumi di maggior valore della biblioteca Piana, quella del pontefice Pio VII Chiaramonti, seconda per importanza solo all’Aula del Nuti. Si tratta di un testo di diritto canonico elaborato dal monaco Graziano nel XII secolo e prodotto nell’ambiente dello Studio bolognese nell’ultimo quarto del XIII secolo. Contiene miniature mozzafiato, che ne fatto una vera opera d’arte. Nel 1983 si scoprì che ben 13 di quelle carte così magistralmente decorate erano state staccate da qualcuno ed erano sparite nel nulla, probabilmente per essere piazzate sul mercato nero dell’antiquariato. Grazie a un’operazione della Polizia di Stato, si riuscì a recuperarne 12, così come furono rinvenuti altri libri spariti dalla biblioteca Piana.

Ma fin da quando furono creati, il valore dei codici della Malatestiana fu considerato inestimabile. Non a caso, all’interno dell’Aula del Nuti, i codici collocati nei vari plutei furono collegati ai banchi con catenelle di ferro battuto: con ogni probabilità fu una scelta fatta per scongiurare il pericolo che qualcuno potesse rubarli. Poi, nel 1466, dopo la morte di Malatesta Novello che l’aveva creata, il Comune a cui il Signore lasciò la biblioteca ottenne addirittura una bolla di scomunica per chiunque asportasse codici.

Ora si preferisce tutelare quei tesori, non solo da furti ma da altre eventuali azioni sconsiderate, attraverso la tecnologia: ci penserà un sistema di telecamere, che saranno collegate, dopo il necessario potenziamento, al Server Data Center della città da dove viene gestita tutta la videosorveglianza. La progettazione, fatta dalla società “Energie per la città”, è il primo passo operativo per arrivare a questo risultato.

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