Cesena, striscione punito al liceo: prof in assemblea difendono colleghi sotto tiro, autonomia scolastica e libertà d’insegnamento

Nel momento topico del percorso scolastico, quello dell’inizio dell’esame di maturità, da un’assemblea convocata dalla Flc Cgil per tutti gli insegnanti della provincia di Forlì-Cesena si alza un voce forte e chiara di solidarietà ai docenti del Liceo “Monti” messi sotto attacco per avere punito due studenti. Quelli che nell’ultimo giorno di lezioni hanno esposto uno striscione con la scritta “Italia agli italiani” alla finestra della scuola, durante il festoso raduno in cortile dei maturandi di una dozzina di classi quinte. Il voto 6 in condotta, abbinato a una tesina riparatoria sui temi dell’identità nazionale, della genetica, del razzismo e del fascismo, è stato contestato non solo dai diretti interessati ma dall’Ufficio scolastico regionale. Ha attivato un’ispezione al liceo, per valutare l’attinenza del contenuto dell’elaborato critico di educazione civica assegnato alle mancanze contestate agli allievi.

Due giorni fa, nella sala Auser “Oscar Alessandri”, circa 60 docenti hanno dato vita a un’assemblea sindacale durata due ore per esprimersi sulla questione. Coordinata dal segretario della Flc Cgil Forlì-Cesena, Alexander Fiorentini, è stata ricca di spunti e ieri ne è scaturito un documento conclusivo.

Prima di tutto, è stata espressa «solidarietà alle e ai docenti del Liceo “Vincenzo Monti” di Cesena, oggetto in queste settimane di attacchi inaccettabili da parte di esponenti politici, del Ministero dell’Istruzione e dell’Ufficio scolastico regionale». L’assemblea ha ricordato che «l’articolo 33 della Costituzione della Repubblica Italiana stabilisce che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Non è una dichiarazione di principio astratta. È una norma fondamentale che la Repubblica si è data. A quella norma si affianca il Dpr 275 del 1999 sull’autonomia scolastica, che definisce l’autonomia delle istituzioni scolastiche come “garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale”. Su questi due pilastri, e cioè libertà di insegnamento e autonomia scolastica, si regge la scuola pubblica democratica di questo Paese». Poggiando su «questi due pilastri», i docenti riuniti in assemblea hanno evidenziato che «le docenti e i docenti del Liceo Monti hanno esercitato le proprie funzioni professionali nell’ambito delle prerogative che l’ordinamento riconosce ai Consigli di classe». E tanto basta, e infatti l’assemblea non è voluta neppure entrare nel merito delle valutazioni adottate, «perché farlo significherebbe già cedere alla logica di chi ritiene che la politica abbia il diritto di sindacare le decisioni didattiche dei docenti». Ha invece «riaffermato con chiarezza che le scelte collegiali di un corpo docente appartengono alla sfera dell’autonomia professionale e non possono essere messe sotto processo da nessun ministro, da nessun ufficio burocratico, da nessuna campagna mediatica orchestrata dall’alto».

Poi ha lanciato un allarme: «Ciò che è accaduto alle docenti del Liceo “Monti” non è un episodio isolato. È la manifestazione più visibile di un attacco sistematico alla scuola pubblica italiana che si consuma su più fronti: nella sistematica sottrazione di risorse, nel mancato riconoscimento economico e professionale del personale, e in un tentativo sempre più esplicito di trasformare l’istituzione scolastica da comunità educante autonoma a esecutrice di indirizzi politici. Questo tentativo va nominato per quello che è, e va respinto».

Il documento si conclude perciò con una dichiarazione di «solidarietà piena e incondizionata alle docenti del Liceo “Vincenzo Monti”» e ribadisce che «la libertà di insegnamento e l’autonomia scolastica sono valori non negoziabili che il sindacato ha il dovere di difendere».

Per questi motivi la richiesta rivolta al Ministero dell’Istruzione e all’Ufficio scolastico regionale è ferma: «Cessino ogni forma di pressione nei confronti di queste lavoratrici e si rispettino i principi costituzionali e ordinamentali che regolano il funzionamento della scuola pubblica».

Le ultime parole sono rivolte ai colleghi: «Non siete soli. Eravate nel giusto nell’esercitare la vostra libertà professionale e noi saremo al vostro fianco ogni volta che quella libertà verrà messa in discussione».

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