Cesena, sindacati degli inquilini alla carica: «Le case ci sono ma vince la diffidenza». Si ad alloggi di aziende per lavoratori «ma diventino pubblici»

Cesena

«Non è vero che “la casa che non c’è”; c’è, eccome». E perciò se n’è parlato martedì scorso, durante un appuntamento in Biblioteca Malatestiana, dove i rappresentanti dei sindacati degli inquilini hanno esposto le loro analisi sull’attuale situazione abitativa nel territorio.

«Le criticità abitative prima rappresentavano un’emergenza, mentre ora sono un problema strutturale - ha esordito Luca Giacobbe, di Sicet - Non è una questione solo territoriale ma anche nazionale».

«Il diritto all’abitare è sempre meno presente nelle politiche di chi si candida sia a livello locale che nazionale - ha dichiarato Saverio Biguzzi, di Sunia - È compito dello Stato intervenire per difendere un diritto che tocca la dignità dei cittadini».

Oltre alle persone che si trova in difficoltà, anche quelle che hanno un lavoro stabile non riescono a trovare una sistemazione. «I lavoratori che arrivano da fuori regione inizialmente si appoggiano da parenti o amici. Poi, non riuscendo a ottenere un’abitazione, perdono il lavoro e tornano nel loro paese», ha spiegato Giacobbe.

Il primo passo da fare, per i sindacalisti, è quello di dare garanzie ai proprietari che affittano le case. «Servono maggiori tutele per i locatori. Dobbiamo assicurargli che a fine contratto ritorneranno in possesso del loro bene e, eventualmente, aiutarli nel caso in cui l’inquilino non paghi l’affitto o danneggi l’appartamento».

La sempre più frequente rinuncia dei proprietari ad affittare è una conseguenza della negativa opinione diffusa sugli inquilini. «Si è radicata nella mente dei locatori questa credenza, e così preferiscono tenere i propri immobili sfitti e pagarci l’Imu: questa cultura deve essere cambiata», ha dichiarato Roberta Angeli, di Uniat.

La colpa, secondo i rappresentanti, è da attribuire anche a certe notizie di stampa. «Dobbiamo difendere gli inquilini dalle accuse generalizzate e dimostrare che la maggior parte di loro invece si comporta in maniera impeccabile».

Si è discusso pure della possibile costruzione di alloggi da parte delle grandi aziende del territorio. «Siamo favorevoli a questa modalità, ma solo se diventano pubblici - hanno sostenuto i sindacalisti - Così potrebbero accogliere anche i dipendenti delle aziende più piccole e i lavoratori non sarebbero ricattabili dalle imprese stesse, alle quali probabilmente cederebbero pur di non perdere la dimora».

«Nel 2025 si sono rivolte a noi più di 900 persone, di cui il 38,7% sono lavoratori - ha aggiunto Amedeo Chiudoni, di Caritas - Molti di loro non sono a conoscenza degli aiuti che offre lo Stato; bisogna migliorare la diffusione di queste informazioni».

Infine, i rappresentanti di chi vive in abitazioni in locazione hanno chiesto la ristrutturazione degli immobili inagibili del territorio e la riduzione della burocrazia che rallenta e rende complicati i numerosi processi relativi agli affitti.

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