Cesena, si inietta la dose davanti alla scuola

Cesena

Un uomo accovacciato che si inietta la dose di eroina che presumibilmente ha appena comprato. Lo fa in pieno giorno sotto il viadotto Kennedy in un punto in cui chiunque tra i ragazzi e le ragazze che frequentano gli istituti superiori dell’edificio di fronte potrebbe vederlo semplicemente affacciandosi alla finestra. È la scena in cui si poteva imbattere chi ieri intorno alle 12.30 si trovava a passare da quelle parti, come è successo a un cesenate a spasso con la sua cagnolina. Prima hanno visto due persone allontanarsi, probabilmente, questa l’ipotesi, erano due spacciatori, poco più avanti il loro cliente, prima impegnato a prepararsi la dose per poi iniettarsela nel braccio, incurante di tutto e di tutti.

Marginalità, quella a cui spesso porta la dipendenza da sostanze stupefacenti, e degrado, quello con cui da tanto tempo fa i conti il viadotto Kennedy, sono i due veri protagonisti della scena immortalata ieri, purtroppo non così rara come dovrebbe in quel contesto. Non è la prima volta, infatti, che il sottopasso del viadotto finisce al centro di proteste e segnalazioni. La vicinanza a uno dei principali poli scolastici cittadini lo rende un luogo attraversato quotidianamente da studenti e insegnanti, ma nonostante questo - malgrado sia inserito in un contesto urbano di certo non defilato, ma circondato di case e per di più con una caserma a poca distanza - ciclicamente torna a farsi riparo per chi è spinto ai margini: poveri e senza fissa dimora che spesso ne hanno fatto un rifugio notturno, spacciatori e tossicodipendenti che trovano conforto nella privacy che garantisce l’ombra del ponte e tra i piloni che lo sorreggono.

Per chi quel posto lo attraversa ogni giorno non è raro imbattersi in siringhe, bottiglie, stagnola, deiezioni umane e resti di bivacchi notturni. E puntualmente vengono segnalati attraverso appelli di genitori, insegnanti, residenti. A volte è la politica a farsene portavoce, come successo recentemente con Fratelli d’Italia. Gli interventi non sono mancati: la zona è stata riqualificata, per un po’ sono aumentati gli sgomberi e i presidi, ma quando la tensione si allenta il fenomeno ritorna, segno ulteriore che la questione è complessa e che le risposte repressive e di sicurezza da sole non bastano ad arginare un problema che ha anche una natura profondamente sociale che non conosce soluzioni facili e immediate.

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