L’aumento delle sacche di povertà estrema non sta risparmiando Cesena e mette davanti a nuove sfide il mondo politico, quello religioso, il terzo settore, le imprese e la comunità nel suo complesso. Chi è a contatto con persone quotidianamente alle prese con la fatica di soddisfare i bisogni materiali più elementari per ogni essere umano non ha dubbi su quale sia l’emergenza numero uno: avere un tetto sotto cui ripararsi. Questo è il messaggio corale lanciato da un gruppo di volontari che dedicano tempo ed energie per stare al fianco degli ultimi, singolarmente o all’interno di varie realtà dell’associazionismo. Vogliono dare un contributo alla riflessione e al dibattito su quali emergenze affrontare prioritariamente e come farlo.
Sulla base delle esperienze che vivono, di quello che vedono coi loro occhi e ascoltano con le loro orecchie, convergono su un punto: per fortuna, a Cesena, esistono diverse realtà, dalla mensa della Caritas alle Cucine Popolari, fino all’Emporio solidale, che stanno dando risposte sempre migliorabili ma sufficienti alla necessità primaria di mangiare; il vero problema sono i dormitori.
Su quest’ultimo punto, oltre a chiedere più posti letto rispetto a quelli disponibili attualmente, che non bastano più, c’è chi offre un altro spunto su cui ragionare: «Forse serve un modello nuovo di dormitorio, diverso da quello a cui sismo abituati». Il riferimento è all’esigenza di creare strutture che non rispondano solo alla necessità di avere un letto caldo dove trascorrere la notte all’asciutto. «Uno dei problemi più sentiti dalle persone senza fissa dimora – segnalano alcuni volontari – è quello igienico. Disporre di un numero adeguato di docce e avere una lavanderia dove potere lavare i propri panni è essenziale. Sono servizi che andrebbero sempre integrati nei dormitori prestando maggiore attenzione a questo aspetto». L’altro limite che molti vedono nel modello odierno riguarda gli orari d’apertura: «Dovere lasciare il dormitorio poco dopo essersi svegliati e non potere rientrare fino a sera crea problemi pratici e impedisce anche di percepire quella sistemazione come una “casa”, seppure provvisoria. Servirebbe almeno una struttura liberamente accessibile per tutte le ventiquattr’ore». Forse anche questo è uno dei motivi per cui un certo numero di senzatetto rifiuta comunque di entrare in dormitorio, anche quando ci sarebbe posto.
Resta il fatto che, a fronte di poco più di 60 letti all’interno dei tre dormitori oggi esistenti in città (quello tradizionale gestito da Asp, che una volta era a Palazzo Roverella, poi è stato temporaneamente trasferito a causa dei lavori su quel palazzo in locali in piazzetta Don Ravaglia, accanto alla chiesa dei Servi, e da settembre si sposterà nella ex scuola di Porta Fiume, con circa 30 posti; quello a Oriola; quello diocesano accanto alla casa del vescovo), ne servirebbero altrettanti per accogliere tutte le persone che dormono per strada. Come detto, visto che comunque ci sarebbe chi rifiuta la sistemazione in dormitorio al punto da preferire addirittura passare la notte all’addiaccio, ne basterebbero probabilmente un po’ meno. Però almeno una trentina di posti in più, a detta dei volontari, che in queste settimane si sentono chiedere in continuazione coperte e sacchi a pelo, sono indispensabili. Oltre ad auspicare uno sforzo ulteriore da parte del Comune, la speranza espressa è che anche la Chiesa cattolica, che ha tanti spazi utilizzabili, possa fare qualcosa di più e che il mondo delle imprese senta una chiamata a una responsabilità sociale e solidale più piena.
Un ultimo messaggio dei cittadini che hanno a cuore le vite degli indigenti e hanno deciso di condividere i loro pensieri in proposito riguarda il fatto che chi non conosce da vicino quella realtà resterebbe spiazzato da alcuni aspetti. Ne citano in particolare uno: «Chi non ha un tetto non è sempre uno sbandato nullafacente. Non sono poche le persone che non hanno una casa, nonostante abbiano un lavoro, magari precario e sottopagato, semplicemente perché nel territorio cesenate è impossibile, soprattutto se sono straniere, trovare proprietari non prevenuti e diffidenti, pronti ad affittare a loro abitazioni a costi contenuti, che potrebbero essere in grado di sostenere». E qui ci sarebbe da aprire una riflessione molto più ampia e grava sul problema casa, che va al di là dei senzatetto. A partire dalle oltre 1.100 persone in graduatoria a Cesena per entrare in una casa popolare, tre le quali c’è pure qualcuno dei fruitori dei dormitori o di chi dorme all’aperto o in ripari di fortuna.