Cesena, scuola rischia la chiusura per l’estinzione dei bambini: sos dei genitori dopo due anni senza classi prime

Era nell’aria e adesso è certo: per il secondo anno di fila, alla scuola primaria di Ponte Pietra non si riuscirà a formare la classe prima per l’annata 2026-2027 e questo mette in ansia i genitori residenti in zona e tutta la comunità, che adesso temono quel plesso stia marciando verso una inesorabile chiusura.

Il problema è semplice: il calo delle nascite sta facendo venire meno centinaia di alunni in tutto il territorio cesenate, come nel resto d’Italia, e al momento delle iscrizioni alcune realtà scolastiche devono fare i conti con un numero troppo basso di domande.

Nel caso della scuola “Il Gelso” di Ponte Pietra erano pronti a iniziare la prima 14 bambini e bambine, mentre ne servono almeno 15 per formare una classe. La situazione sembrava superabile, visto che nella non lontana scuola di Macerone, c’era una mezza dozzina di potenziali primini. Ma a quanto pare, né da una scuola né dall’altra hanno voluto accettare di spostarsi dall’altra parte, e così non si potrà formare la classe in nessuno dei plessi delle due frazioni.

Le famiglie sono molto preoccupate per la sopravvivenza della scuola, come hanno scritto in una nota: «Siamo amareggiati, poiché avevamo scelto di far proseguire l’istruzione dei nostri figli all’interno del quartiere e ora ci troviamo a dover cercare una scuola alternativa, allontanandoci da casa e inserendo i figli in classi numerose. La situazione è critica, perché a settembre non ci sarà la prima né alla primaria di Macerone né alla primaria di Ponte Pietra. I genitori durante l’inverno hanno già incontrato la dirigente scolastica e hanno scritto una lettera sia al sindaco Lattuca che all’assessora alla pubblica istruzione Baredi (con la quale c’è stato anche un incontro, ndr), ma non ci sono stati i risultati sperati». Le domande alle istituzioni sono forti e chiare: «Si vuole far chiudere il plesso? Quali sono le intenzioni del Comune di Cesena e del Provveditorato agli studi di Forlì?». I genitori «chiedono risposte e soluzioni per garantire il futuro della scuola e dei loro figli». Il Comune, sulla organizzazione delle classi in scuole statali, può però limitarsi solo a inviti e sollecitazioni: la palla è in mano al provveditore.

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