Cesena, scritta al liceo: lo studente punito respinge l’accusa di razzismo e critica la tesina riparatoria: «Ecco perché l’ho fatto»

Si sente vittima di «strumentalizzazioni mediatiche, accanimento politico e punizioni scolastiche» uno dei due studenti del Liceo “Monti” che sabato scorso hanno esposto a una finestra della scuola uno striscione con la scritta “L’Italia agli Italiani”. È accaduto durante il raduno fatto nel cortile da una dozzina di classi quinte, per una sorta di festoso “rito” pre-esame, e per Enrico Fiumana, che è già maggiorenne, quel gesto di cui è stato protagonista insieme a un amico non è l’atto di «un balordo» e nega che abbia un contenuto razzista, evidenziando che si tratti di una frase di Giosuè Carducci. Esprime anche perplessità sulla specifica forma della misura disciplinare adottata dopo quel gesto: una tesina scritta, che dovrà presentare prima di affrontare la prova di italiano alla maturità, in aggiunta al voto sei in condotta. «I professori - afferma - mi hanno spiegato che la punizione non è stata data per il contenuto del testo del lenzuolo, ma solo perché l’affissione non era autorizzata. Ma la “tesina rieducativa”, come è stata chiamata, ha come titolo “Chi ha fatto l’Italia”, e il materiale da consultare che mi è stato fornito parla di “leggi razziali”, “gli africani siamo noi” e “giorno del ricordo”. Per coerenza, mi aspettavo qualcosa sui regolamenti scolastici. Invece sono arrivati i temi cari all’antirazzismo militante. Come se su quel lenzuolo, anziché una frase del Carducci, avessimo scritto Ku Klux Klan».

Lo studente si dice confortato per le «centinaia di commenti di solidarietà che i cesenati stanno riportando sui social, oltre agli interventi politici che si discostano dai toni inquisitori delle prime ore». Sostiene anche che quella mattina diversi alunni avrebbero applaudito il messaggio. Una versione che contrasta con quelle di insegnanti e allievi presenti, che hanno riferito che nessuno avrebbe dato corda all’iniziativa, e anzi avrebbero agito di comune accordo per rimuovere lo striscione.

L’auto difesa

Lo studente descrive così il senso dell’azione fatta: «Il nostro gesto, inoffensivo e privo di xenofobia, ha voluto dimostrare che se per tanti è possibile affermare cose condivisibili come “Palestina ai palestinesi” o “Ucraina agli ucraini”, per alcuni ragazzi è altrettanto importante ribadire l’amore per la propria nazione, quindi “Italia agli italiani”. Chi vede odio, discriminazione e aridità in un gesto così semplice è in malafede e ha paura delle idee. È stata una cosa estemporanea, senza alcuna pianificazione. La voglia, durante un momento di festa, di portare un gioioso messaggio di speranza per la nostra nazione. Dimostrare che, anche se siamo molto giovani, non siamo ne superficiali ne indifferenti». Poi entra nel merito della situazione che a suo avviso motiva quel “L’Italia agli Italiani”: «Conosciamo i problemi del Paese, di Cesena e anche quelli sofferti dal nostro liceo che, per fare un esempio, subì un tentativo di irruzione in classe durante una lezione da parte di uno sbandato. Offende la città chi non riconosce i problemi generati dall’immigrazione massiccia e incontrollata. Quando ai casi di proficua integrazione si contrappongono troppi, ripetuti e continuativi episodi di violenza, sopraffazione, insicurezza e degrado sociale, allora vuol dire che il sistema diaccoglienza non funziona. Continuare a parlare di inclusione e di integrazione, quando la realtà è diversa, e impedire a degli studenti di esprimersi in tal senso, mi fa temere che qualcuno voglia impedire a noi giovani di dire la nostra». Riflessione finale: «Questo episodio mi ha insegnato una cosa. Se vuoi esprimerti liberamente fuori dal coro conformista, allora devi essere pronto a pagarne le conseguenze. Anche ingiuste. Ma carattere e forza d’animo si costruiscono attraversando le difficoltà, non vivendo coccolati e protetti».

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