Cesena, sanità pubblica da difendere: «Siamo sull’orlo del burrone»

Cesena

«Difendere il Servizio sanitario nazionale oggi significa fare i conti con scelte politiche che stanno cambiando le priorità del Paese e dell’Europa».

È il messaggio emerso dall’assemblea pubblica in difesa della sanità pubblica nazionale, promossa dal coordinamento Stop Rearm Europe e svoltasi ieri nella sede della Cgil di Cesena alla presenza di esperti del settore.

«Sull’orlo del burrone»

Ad aprire l’incontro è stata Maria Giorgini, segretaria generale della Cgil Forlì-Cesena, che ha ricordato come «siamo dentro un percorso che ci porterà a spendere più per il riarmo che per la salute», con effetti rilevanti sulla possibilità di curarsi. Sul fronte delle conseguenze è intervenuta Giovanna Capelli, ex senatrice e attivista degli Sportelli della salute in Lombardia. Capelli ha parlato di una sanità «sull’orlo del burrone», ricordando come i tagli degli ultimi anni abbiano favorito la privatizzazione e come le liste d’attesa spingano sempre più persone verso il privato. In questo contesto sono nati gli Sportelli della salute, per aiutare i cittadini a far valere un diritto «scritto nella Costituzione».

Una tendenza europea

A livello nazionale, Michele Vannini, segretario della Funzione pubblica Cgil Sanità, ha evidenziato che in tutta Europa il welfare è in contrazione, e come «La spesa sanitaria privata sia cresciuta del 7%, arrivando a 46,6 miliardi di euro contro i 18 miliardi del 2016, e sempre più persone rinuncino a curarsi, aumentando la spesa diretta dei cittadini».

Il diritto dei diritti

Proprio su questo punto si è concentrato l’intervento di Andrea Quartini, medico gastroenterologo e deputato, criticando un sistema sempre più orientato a prestazioni e liste d’attesa, «una competizione che spinge verso la privatizzazione». Quartini ha richiamato l’articolo 32 della Costituzione, definendolo «il diritto dei diritti», e ha denunciato il calo della spesa sanitaria rispetto al Pil, con sei milioni di persone che rinunciano alle cure: «La pace è la migliore medicina, la guerra sottrae risorse al welfare». Sulla stessa linea Ignazio Palazzi, medico di base e vicesindaco di Mercato Saraceno, che ha sottolineato come «senza il diritto alla salute non sia possibile esercitare gli altri diritti», evidenziando le disuguaglianze nell’accesso alle cure e l’uscita di molti professionisti dal servizio pubblico.

Le testimonianze

Più radicale l’intervento di Gianluigi Trianni di Medicina democratica: «L’unica cosa possibile è lottare. Non c’è salute senza pace. La Costituzione dice che lo Stato deve garantire cure gratuite agli indigenti, ma oggi siamo già fuori dal mandato costituzionale». In chiusura dell’assemblea, testimonianze dagli operatori locali dell’Ausl Romagna hanno confermato quanto detto già in precedenza, denunciando la carenza di oltre 1.300 infermieri in Emilia-Romagna, carichi di lavoro sempre più insostenibili e un crescente burn out, ricordando come da oltre quindici anni la sanità venga sacrificata perché non produce profitto immediato.

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