Come in ogni mistero che si rispetti, anche se in questo caso si sta parlando di una gigantesca tragedia, quella conosciuta come “Sacco dei bretoni” del 1377, un vero genocidio dei cesenati dell’epoca, il tempo rende meno fitta la nebbia della storia. Lo conferma nel più efficace dei modi Daniele Molinari, presidente della Giostra e consigliere di Italia Nostra, che sottolinea che «la digitalizzazione degli archivi apre scenari impensabili fino a pochi anni fa». Persino su un evento studiato da secoli, come l’eccidio avvenuto su ordine del cardinale Roberto da Ginevra.
Quali scoperte ha fatto?
«La comparsa sulla scena di personaggi nuovi come John Thornbury, capo di una piccola compagnia di mercenari inglesi a cui il cardinale Roberto da Ginevra riconosce di dovere 15mila fiorini d’oro proprio il giorno prima dell’eccidio. Somma che successivamente la Camera apostolica pretenderà di ridurre “per il bottino fatto da lui a Cesena”, il che dimostra la sua partecipazione alla strage. Questo personaggio diventerà poi membro del parlamento inglese e ancora oggi la sua tomba si trova in una piccola chiesetta dell’Hertfordshire non lontano da Londra».
Altre novità su quei fatti?
«La riscoperta di un poemetto scritto appena un anno dopo da un bretone presente a Cesena, a cui aveva già dedicato un saggio Carlini nel 1910. Si racconta di una grande assemblea dei cesenati che decisero di opporsi ai soprusi dei bretoni e la loro resistenza. Se non fossero arrivati i mercenari di Giovanni Acuto, per i bretoni sarebbe finita molto male».
E gli “italiani” che parte ebbero? La figura di Galeotto Malatesta è sempre stata molto chiacchierata.
«Non ho trovato riferimenti precisi a Galeotto, ma ho trovato l’atto, di cui si era sempre parlato, con cui Guido da Polenta, Signore di Ravenna, presta al Roberto da Ginevra 6mila fiorini d’oro per pagare i bretoni e fargli finalmente lasciare Cesena nell’estate del 1377, dandogli in garanzia il porto di Cesenatico. Altri due documenti testimoniano che questa garanzia fu poi ceduta da Guido ai Malatesta nel 1380 rendendoli padroni dell’intero territorio. È da lì che comincia la signoria malatestiana».
E’ ipotizzabile che l’eccidio sia stato ispirato da Galeotto?
«La mia impressione è che anche il cardinale fosse terrorizzato dai mercenari, sempre più ingestibili per la mancanza delle paghe, e che una volta scoccata la rivolta li abbia lasciati fare per farli sfogare. Se è così, Galeotto si limita ad approfittare della situazione, ma è un tema da approfondire».
Dietro la “grande storia” ci sono sempre tante vicende apparentemente marginali, che invece aiutano a capire più a fondo anche l’evento principale e lo sfondo in cui si verificano. Anche nel caso del “sacco” è così?
«Sì, ci sono tante piccole storie. Ad esempio, a Ravenna ho trovato una specie di cauzione che due poveretti incarcerati dai bretoni, Giovanni Ghinelli e Giovanni Ghirardi, pagano per farsi liberare due settimane prima dell’eccidio. Magari la cauzione sarà servita a farli arrivare puntuali all’appuntamento con la morte, come in Samarcanda di Roberto Vecchioni».
Dunque c’è ancora tanto da scoprire?
«È possibile. So che il Consiglio comunale ha approvato una mozione per celebrare adeguatamente i 650 anni dall’eccidio il prossimo anno, è quello che io e l’avvocato Andrea Sirotti Gaudenzi, probabilmente il più grande esperto di questa vicenda, abbiamo caldeggiato qualche settimana fa. La ricorrenza può essere l’occasione per fare conoscere la storia di questa tragedia e per nuove ricerche e studi, da fare soprattutto fuori Cesena».
Qui in città non è rimasto niente che potrebbe avere un valore storico testimoniale di quanto accadde nel 1377?
«A Cesena il sacco distrusse quasi tutto, però mi piacerebbe cercare i luoghi, che raccontano le cronache del tempo, in cui i cesenati compirono vendette sui bretoni che battevano le campagne in cerca di cibo, riempiendo di cadaveri i pozzi a 50 alla volta. O cercare quella che Giuliano Fantaguzzi ancora un secolo dopo chiamava la “tana o grotta dei bretoni”, nel colle Beccavento. Anche solo trovare la conferma di questi racconti sarebbe bellissimo».