Un convegno per ricordare che Cesena, il 3 febbraio 1377, fu teatro di uno degli eccidi più sanguinosi dell’intera storia medievale. È conosciuto come “sacco dei Bretoni” e ne parleranno, questo sabato alle 10.45, nella Sala Lignea della Biblioteca Malatestiana, due grandi cultori della storia: l’avvocato Andrea Sirotti Gaudenzi, autore del libro “L’eccidio di Cesena: una strage dimenticata”, pubblicato da Maretti Editore, e Daniele Molinari, anche lui avvocato e presidente dell’associazione “Giostra di Cesena” e profondo conoscitore delle radici storiche del territorio.
Quello che avvenne 649 anni fa aprì una ferita non rimarginabile, che ha cambiato il destino della città, perché gran parte della popolazione fu massacrata e quindi i cittadini di oggi sono in gran parte lontani discendenti di chi venne ad abitare qui nei decenni successivi. Ma quella pagina nerissima del passato non è ancora abbastanza nota rispetto alla sua tragicità e importanza. E non è stata ancora del tutto scandagliata: c’è ancora tanto da dire e da raccontare e l’incontro di dopo domani promette qualche colpo di scena. In particolare, Molinari ha individuato documenti dell’epoca inediti, che promettono di fare riemergere dall’oblio la figura di un condottiero di ventura al comando di gruppi di mercenari che furono protagonisti di quella strage. È una pista di ricerca stimolante per andare oltre le tante narrazioni riferite al ruolo chiave nell’eccidio che ebbe John Hawkwood, italianizzato in Giovanni Acuto.
L’evento alla Malatestiana, moderato da Paolo Morelli, è promosso dall’associazione “Giostra di Cesena” e punta a fare chiarezza su uno degli episodi più drammatici del medioevo italiano. Fu un eccidio brutale, perpetrato dalle milizie mercenarie bretoni, che costò la vita a migliaia di civili inermi. Il libro in cui Sirotti Gaudenzi ha raccontato la vicenda non è solo una cronaca dei fatti, ma un’analisi lucida delle ragioni politiche e umane che portarono a una sconcertante efferatezza.
Dal canto suo, Molinari contribuirà col suo amore palpabile per il binomio storia-identità e svelerà informazioni mai divulgate che ha scoperto grazie a capillari ricerche d’archivio.
L’obiettivo dell’iniziativa è duplice: da un lato l’accuratezza della divulgazione storica, dall’altro il valore civile della memoria.
A chi chiede perché parlare oggi di una strage di sei secoli e mezzo fa gli organizzatori rispondono che «una comunità che ignora le proprie tragedie è una comunità più fragile». E fanno notare che l’appuntamento in Malatestiana «rappresenta un’occasione preziosa per riappropriarsi di un pezzo di identità cittadina, rendendo omaggio a quelle vittime che la storia, troppo spesso, ha preferito dimenticare». Un mattatoio in cui persero la vita circa 5 mila cesenati, per decisione del cardinale Roberto di Ginevra, definito “macellator caesenatum”.