Cesena, ripartire dopo l’alluvione: il progetto di Ri.Nova di monitoraggio del suolo e attività didattiche per gli studenti

Studiare nei minimi dettagli il suolo in alcuni siti rappresentativi del settore ortofrutticolo emiliano-romagnolo per valutarne lo stato di salute, attivare un Servizio Suolo pilota, avviare momenti di confronto in campo con un approccio partecipativo per condividere con tecnici e agricoltori linee guida per la buona gestione del suolo, testare l’utilizzo di tecnologie innovative per l’analisi chimico-ambientale dei terreni agricoli. Sono questi, in estrema sintesi, gli obiettivi di APPlica (Applicazione laboratori in campo agricolo per un servizio di diagnosi dello stato di salute dei suoli e della pianta), progetto che rientra nell’ambito del PSR dell’Emilia Romagna 2014-2020 - Tipo di operazione 16.1.01 - e che dopo un anno e mezzo di sperimentazione sui campi e di sviluppo tecnologico si avvia verso la sua conclusione. Protagonisti di questo efficace lavoro di équipe sono stati I.Ter, la cesenate Ri.Nova, Astra Innovazione e Sviluppo e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, che, anche grazie alla collaborazione di diverse OP e cooperative di produttori, hanno raggiunto tutti i traguardi prefissati a inizio 2023.
“L’attività di monitoraggio e diagnosi dello stato di salute del suolo che abbiamo condotto nell’ambito di APPlica ha toccato quattro diversi siti rappresentativi delle gestioni agronomiche tipiche dei settori produttivi regionali - spiega Claudio Selmi, referente del progetto per conto di Ri.Nova -: un sito a orticole con apporto di diverse matrici organiche, un sito a estensive in rotazione e due siti a frutticole, uno dei quali aveva subito danni dall’alluvione del 2023”.
Questa azione, volta a verificare l’efficacia di tecniche agronomiche virtuose, come l’apporto di matrici organiche, ma utile anche per capire come gestire al meglio l’interfila e il sottofila a seconda degli ambienti, ha visto il coinvolgimento diretto dei produttori aderenti all’iniziativa ed è stata attuata tramite analisi con l’obiettivo di monitorare la fertilità dei suoli, la vita biologica presente e di testare prove di valutazione della capacità di infiltrazione idrica. Inoltre è stato avviato l’utilizzo di tecnologie avanzate che danno modo di “mappare” velocemente i siti analizzati, definendo la composizione chimica dei vari terreni (sostanza organica, azoto, potassio..). “Tutto questo sta alla base del lavoro partecipativo svolto per condividere linee guida per la corretta gestione del suolo - conclude Selmi -. Al contempo abbiamo istituito un canale Telegram “Infosuolo” per testare anche un Servizio di informazione pilota online”.
Colpito il 45% delle coltivazioni
Stando ai dati del Centro Servizi Ortofrutticoli (CSO) dell’Emilia-Romagna, le coltivazioni colpite dall’alluvione rappresentano il 45% circa della superficie ortofrutticola regionale, pari a quasi 80 mila ettari. Numeri che, in caso di conseguenze negative sulle performance delle piante, metterebbero a serio rischio il futuro dei produttori. Ad oggi, tuttavia, la situazione risulta migliore del previsto. “Le osservazioni pedologiche e i colloqui con agricoltori e tecnici delle OP hanno permesso di verificare lo stato di salute dei suoli e delle piante interessati dall’alluvione - spiega Carla Scotti di I.Ter. -. Subito dopo il ritiro delle acque, il suolo originario al di sotto del fango bagnato non si presentava saturo e non evidenziava tracce di ristagno. Tali rilievi sono stati confermati dall’analisi effettuata tramite diversi sensori multilivello, che hanno mostrato come l’acqua si fosse infiltrata scendendo in profondità non appena terminata la pioggia. Tutto ciò ha generato una risposta vegeto-produttiva positiva delle piante arboree, anche in quelle rimaste sott’acqua persino per 20 giorni: in generale le piante non sono morte, anzi, hanno ripreso a vegetare anche nei rami sommersi che avevano perso le foglie. I danni più importanti si sono manifestati in prossimità delle rotte dei corsi d’acqua, dove la forza della corrente ha sradicato interi impianti arborei e li ha ‘sostituiti’ con ingenti depositi alluvionali comprensivi di detriti e materiali grossolani. La maggior parte degli impianti ha inoltre evidenziato problemi alla sistemazione del terreno, come fossi di scolo pieni di sedimenti o pendenze di scolo delle acque non congrue che dovranno essere ripristinate. Ma dobbiamo essere realistici: per fare bilanci oggettivi sullo stato di salute delle piante il monitoraggio dovrà proseguire almeno fino alla prossima annata di produzione”. In pratica il progetto APPlica ha messo a disposizione il Servizio Suolo pilota ad agricoltori e produttori anche per far fronte ai problemi generati dall’alluvione. “L’innovazione è anche questo: affrontare l’emergenza in modo condiviso per facilitare l’applicazione di tecniche efficaci - conclude Carla Scotti -. Grazie a questo progetto abbiamo potuto condividere importanti linee guida per la gestione dei terreni alluvionati, oltre che per i principali macro-ambienti della Pianura romagnola, avviando un servizio pilota. Una serie di azioni che andranno perseguite ulteriormente se vogliamo soddisfare gli indirizzi dell’Europa, che ambisce ad avere suoli sani entro il 2050”.
Attività didattiche
Un tema, quello del futuro del nostro Pianeta, su cui APPlica ha lavorato anche attraverso alcune attività didattico-divulgative e di inclusione sociale dedicate alle nuove generazioni. Due iniziative, per l’esattezza, organizzate da I.Ter e Ri.Nova presso la cooperativa agricola sociale Copaps. “Siamo partiti dalla Carta europea del suolo del 1972, che definisce il suolo ‘uno dei beni più preziosi dell’umanità’, per spiegare agli utenti di Copaps e a quattro classi della scuola Secondaria di primo grado di Sasso Marconi il mondo che si nasconde sotto terra - racconta Annalisa Brighi, referente dei progetti di educazione ambientale e alimentare di Ri.Nova -. Un mondo da preservare e che impiega tanti anni per prendere forma, pieno di vita e di dinamiche complesse. Durante i ‘Seminari di dialogo sul suolo’ del 25 marzo e del 9 aprile siamo andati alla scoperta di due terreni molto diversi tra loro, studiandone tutte le caratteristiche sia con strumenti professionali che con il semplice uso delle mani. I ragazzi hanno realizzato carotaggi e analisi chimico-fisiche del terreno, e abbiamo conosciuto da vicino il lombrico, un bio-indicatore protagonista del suolo”. In tutto questo hanno avuto un ruolo chiave anche i ragazzi di Copaps, cooperativa sociale bolognese che accoglie giovani per favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro, prima protagonisti e poi destinatari del seminario. “Ci hanno dato una mano nella fase di presentazione alle classi e a seguire, chi ha voluto, ha partecipato alle attività didattiche - conclude Brighi -. L’obiettivo era trasmettere i valori pedagogico-didattici del mondo del suolo attraverso l’osservazione diretta, scoprendo le attitudini che flora e fauna possono avere a seconda del luogo in cui si trovano, e visto il coinvolgimento dei circa 100 alunni che hanno partecipato direi che è stato raggiunto”.