Garantire a tutti i bambini di crescere in un ambiente stabile, sicuro e protetto, contrastando le disuguaglianze sociali, la dispersione scolastica o la separazione dalla famiglia di origine. È questo l’ampio obiettivo del progetto di assistenza sociale “Pippi”, un programma di intervento per la prevenzione della istituzionalizzazione progettato dal ministero delle Politiche Sociali, che è anche il principale finanziatore, con l’Università degli Studi di Padova.
Adottato anche dal Comune di Cesena, “Pippi” si rivolge a nuclei familiari con figli di età fino a 10 anni quando un giudice riscontra «negligenze genitoriali». O nei casi in cui versano in condizioni di particolare fragilità che possano ripercuotersi sulla educazione del minore. Genitori e bambini, dunque, che «non possiedono per mancanza tanto di risorse economiche quanto culturali – ha spiegato l’assessora alla famiglia Carmelina Labruzzo, che nei giorni scorsi ha illustrato il progetto durante la quarta commissione consiliare – gli strumenti per assicurare una sana educazione ai figli».
Destinatari
Una volta preso in carico il nucleo familiare, il programma mira a individuare idonee azioni preventive per accompagnare il bambino e il suo vulnerabile nucleo familiare, così da evitare l’extrema ratio della sottrazione del minore dalla famiglia. Quelle coinvolte - ha chiarito Labruzzo - non sono famiglie in stato di grave pregiudizio, ma «nuclei che presentano caratteristiche in cui si intravede la possibilità di lavorare per costruire una genitorialità positiva, responsabile e capace di rispondere ai bisogni evolutivi ed educativi dei bambini nel loro complesso».
Programma
L’adesione al progetto è volontaria e sono gli stessi genitori aderenti a indicare agli operatori le loro necessità. I 16 educatori, ciascuno dei quali ogni anno costa circa 38mila euro, coadiuvati da un’equipe di professionisti psicologi, psichiatri, insegnanti e “vicini solidali” (famiglie diverse che offrono la loro disponibilità a ospitare e accudire il minore fino al ricongiungimento con quella di origine), studiano e sviluppano metodi specifici per valorizzare le competenze dei nuclei familiari. Il tutto affinché raggiungano una reale e sana responsabilità genitoriale.
Quanto al minore, gli educatori “Pippi” lo affiancano nell’instaurazione di nuove amicizie; nel confronto con altre famiglie e nell’istruzione scolastica.
I numeri
Sono 77 i minori e 42 le famiglie inserite nel programma “Pippi”. Sommando anche i nuclei inseriti in altri piani dei Servizi, nel 2025 si tocca la cifra di 480 minori seguiti nell’area della tutela e 200 nell’area della coesione. Per un totale di quasi 700 minorenni. Di questi, 41 sono all’interno di una comunità educativa e, dunque, momentaneamente allontanati dalla famiglia di origine per espressa declaratoria del Tribunale.
Gli affidi si attestano invece a quota 24. Questa condizione può durare massimo due anni. Durante questo periodo, il Servizio deve impegnarsi a ripristinare le competenze genitoriali di mamme e papà naturali e a non recidere del tutto il legame con i figli.
Finanziamenti
Ogni anno, i Servizi sociali seguono circa 40 famiglie, ma solo 10 riescono a rientrare nei finanziamenti del programma “Pippi”. Per i restanti sono predisposti altri progetti mediante altre risorse. Come le famiglie che ricevono l’assegno di inclusione, per le quali, in presenza di casi di conclamata “fragilità genitoriale”, viene organizzata una “educativa domiciliare”. In caso di necessità, si ricorre anche a fondi comunali.