Eliminazione di alcune autorizzazioni delle Soprintendenze; introduzione del silenzio assenso dopo 45 giorni per ottenere i permessi culturali e paesaggistici; previsione di una nuova disciplina ad hoc per i dehors già installati con deroghe emergenziali per la pandemia da Covid del 2020-2021; ricorso alla Scia, senza bisogno del permesso di costruire. Sono queste, in sintesi, le principali semplificazioni inserite nel decreto emanato dai Ministeri della Cultura e delle Imprese e del Made in Italy in materia di dehors di ristoranti, bar, hotel e altri pubblici esercizi. L’avvio dell’iter di approvazione è imminente.
Il provvedimento ha acceso il dibattito politico di Cesena dopo che l’assessore al Commercio, Lorenzo Plumari, ha rivendicato la messa a punto del sistema Abaco, pensato e approvato nel 2024 dal Comune per armonizzare l’estetica degli arredi esterni dei locali del centro storico. Un sistema rimasto, tuttavia, sulla carta a causa di frizioni attribuite da Plumari al Governo.
Il rimbalzo di responsabilità non ha convinto Cesena siamo noi: «Le proroghe nazionali sui dehors sono un dato di fatto e hanno complicato il lavoro delle amministrazioni locali. Ma sostenere che il Governo abbia bloccato tutto rischia di offrire una rappresentazione incompleta della situazione. Il Comune conserva competenze importanti. Già nel 2022, l’amministrazione comunale annunciava nuove regole agli arredi esterni dei pubblici esercizi. Nel 2023 si parlava di un percorso definito, mentre nel 2024 il Consiglio comunale approvava l’Abaco. Siamo arrivati a novembre 2026 e stiamo ancora discutendo su come applicarlo». Nei provvedimenti nazionali riconoscono «semplificazioni che un regolamento comunale non potrebbe superare». Ma evidenziano che le proroghe non avrebbero eliminato né le concessioni per l’occupazione del suolo pubblico, né i poteri comunali di controllo sulla sicurezza, sull’accessibilità e sul rispetto degli spazi autorizzati. Csn vuole vederci chiaro: «Chiederemo al Comune quali disposizioni dell’Abaco siano oggi applicabili; quali quelle impedite dalla normativa nazionale; il costo sostenuto per la predisposizione del documento, le verifiche effettuate sulle attività interessate; le eventuali irregolarità riscontrate; gli interventi realizzati dal 2024». Il gruppo ha anche suggerito di «aprire un confronto con associazioni di categoria, operatori economici, residenti e rappresentanti delle persone disabili. Per individuare ciò che può essere fatto subito e programmando con tempi certi gli adeguamenti futuri».
Cesena 2024 difende, invece, l’operato dell’amministrazione locale, ribadendo che «le scelte fatte dal Comune siano ad oggi condizionate nella loro piena applicazione dalle proroghe e dalle disposizioni transitorie nazionali. L’amministrazione consiglia di adattarsi alle prescrizioni dell’Abaco senza imporre alcun obbligo. Diversamente, chiedere investimenti agli esercenti sulla base di prescrizioni che potrebbero cambiare domani sarebbe un modo di rapportarsi con le imprese cittadine serio e trasparente». Alle critiche di Csn replicano che, «se il Comune imponesse le regole dell’Abaco, senza una normativa nazionale di riferimento, si esporrebbe a ricorsi e controversie, rendendo ancora meno sicuri gli investimenti degli esercenti». Nelle intenzioni della maggioranza, il disciplinare potrebbe aiutare a valorizzare, abbellire il centro e creare opportunità per gli esercenti, perché «l’adozione dell’Abaco ha effetti anche a livello organizzativo, in termini di semplificazione dei procedimenti relativi alle concessioni di suolo pubblico, che potranno essere rilasciate per tutto il periodo di validità dell’Abaco». Infine, rammentando la decisione presa poche settimane fa dal Consiglio comunale di autorizzare l’installazione di dehors anche nei 77 chioschi cittadini, Cesena 2024 invita Csn a «studiare l’Abaco e a dire ai cittadini cosa ne pensa e cosa vorrebbe cambiare».