Rabbia e sfiducia verso una generazione che, nelle idee di molti, rappresenta il futuro. Delusione verso chi dovrebbe garantire una vera giustizia. Infine, la paura. C’era tutto questo nelle parole dell’ex studente dell’Istituto tecnico aeronautico di Forlì originario di Medicina che, all’età di 15 anni, nell’aprile del 2025 è stato aggredito con estrema ferocia da un gruppo di adolescenti di origine straniera, nel cortile del convitto dell’Istituto tecnico Agrario a Cesena, dove alloggiava. Il ragazzo, col volto oscurato e il nome fittizio di “Matteo”, insieme alla mamma, è intervenuto ai microfoni del programma di Mediaset “Fuori dal coro”, condotto dal giornalista Mario Giordano, per descrivere i dettagli dell’agguato e le sue conseguenze fisiche e psicologiche.
L’aggressione
“Matteo” si stava allenando sugli attrezzi ginnici installati nel cortile del convitto. Era in compagnia di altri due allievi, riusciti a mettersi in salvo, quando a un tratto una banda di ragazzi incappucciati ha scavalcato la recinzione e si è diretta verso di lui. Nelle immagini mostrate dalla trasmissione televisiva si nota chiaramente che la vittima è stata accerchiata e colpita con un oggetto all’altezza della testa da uno dei componenti del branco di “maranza”, come vengono definiti nel programma e nel gergo comune i minorenni seconda generazione.
«Un pomeriggio, un gruppo di ragazzi minorenni e di seconda generazione - ha raccontato la vittima - composto da circa 8 persone si è diretto verso di me. Erano tutti incappucciati e tutti armati. Avevano coltelli a scatto e tirapugni. Uno di loro mi ha rifilato un colpo al viso con un machete. La lama era lunga 40 centimetri. Io ho parato il colpo, ma in un primo momento - ha spiegato - non mi ero reso conto che avevo le dita tagliate e che il volto era del tutto aperto. Sentivo l’aria fresca che mi entrava nella guancia».
“Matteo”, quindi, ha provato a difendersi da un primo colpo di machete interponendo tra il suo viso e la lama una mano procurandosi una profonda lacerazione dei tendini di tre dita. Un secondo fendente diretto al viso solo per millimetri non gli ha reciso la giugulare, che l’avrebbe condotto alla morte in breve tempo.
Indagini
Quel pomeriggio l’Agraria era densamente popolata, perché erano in corso i consueti colloqui tra insegnanti e genitori degli studenti. Tutti i presenti, compresa la preside, hanno assistito alla scena. Sul posto è intervenuto il 118, che ha preso in carico la vittima per condurla all’ospedale Bufalini dove è stata operata nel reparto di Chirurgia maxillo facciale. I carabinieri arrivati sul posto hanno circoscritto l’area e capito immediatamente che si trattava di un blitz mirato e congegnato. Grazie alle telecamere interne alla scuola che hanno ripreso la scena, i militari hanno subito intercettato e fermato uno dei feritori. Gli altri componenti della banda sono stati rintracciati e prelevati, insieme ai rispettivi genitori, dalle proprie abitazioni, collocate tra Cesena e frazioni oltre Mercato Saraceno.
Aggressori liberi
I baby criminali sono stati accusati del reato di lesioni gravissime, aggravate dall’uso di armi. Ma, come riferito dalla mamma di “Matteo” a “Fuori dal Coro”, a oltre un anno di distanza dai fatti l’agognata giustizia sembra lontanissima. «Gli otto imputati ad oggi sono in stato di libertà - ha riportato la madre della vittima -. Possono continuare la loro vita tranquillamente. Al contrario di mio figlio, che sta scontando, invece, la sentenza della vita. Data per mano altrui”.
Vita distrutta
Non sono solo le ferite ancora ben visibili sulla mano e sulla guancia sinistra di “Matteo” a bruciare.
«Dopo l’aggressione non ho più sicurezze - ha confessato il ragazzo -. Ho cambiato anche scuola. Ho le cicatrici sulle mani e in faccia. Guardandomi allo specchio e vedendo i segni, provo rabbia. Provo delusione da questa generazione. Nessuno si è mai scusato. Penso che se non mi fossi trovato lì in quel momento, oggi starei vivendo la vita come un ragazzo normale. Vita, che io non ho più da quel giorno», ha concluso affranto.