Cesena, quasi quarant’anni di canzoni di “E’ Campanon” rivivono in un libro

L’associazione culturale “Te’ ad chi sit e fiol?” ha presentato domenica pomeriggio un volume intitolato “E’ Campanon”. Scritto dal musicologo Franco Dell’Amore in collaborazione con Mirko Mirri e Giuseppe Bellosi, il saggio ripercorre i quarant’anni del celebre Festival della canzone dialettale romagnola, andato in scena a Cesena dal 1966 al 2005. Ispirato alla Piedigrotta napoletana, il festival fu ideato da Riccardo Chiesa, Aldo Rocchi, Marino Serantini e Gino Zangheri.“E’ Campanon”, nome della rassegna musicale e dell’omonimo libro, non è stato un titolo assegnato casualmente: infatti gli ideatori decisero di riferirsi al campanile del Palazzo del Ridotto, simbolo della comunità cesenate.

«Ho preferito raccontare il festival con uno sguardo esterno, utilizzando un approccio critico - ha commentato Dell’Amore - “E’ Campanon” è un’analisi storica, musicale e sociale. Contiene anche un’appendice con l’elenco di tutte le canzoni partecipanti, i nomi degli autori e dei cantanti, oltre a quello di tutti gli ospiti invitati a esibirsi. Gran parte degli spettatori seguivano il festival dai canali televisivi. Quindi inserire solo belle immagini degli archivi Zangheri e Calbucci ed omettere fotogrammi delle trasmissioni sarebbe stato come trascurare parte della realtà vissuta».

Mirri ha proseguito: «Era una promessa fatta a Riccardo Chiesa e siamo riusciti arrivare alla pubblicazione. Ringrazio anche i diversi sponsor che mantengono sotto la loro ala le numerose copie. Il lavoro nella raccolta dei materiali è stato minuzioso e impegnativo, ma siamo giunti a un ottimo risultato. Negli anni Novanta sarebbe servita una piega più innovativa, giovanile, per evitare il declino del festival negli anni a seguire».

La presentazione del volume si è tenuta nell’aula magna della Biblioteca Malatestiana ed è stata arricchita da intermezzi canori e musicali, a cura di ospiti che hanno partecipato alle varie edizioni. Si sono esibite la cantante lirica Wilma Vernocchi, vincitrice del primo premio con “La Majè” al secondo Concorso internazionale Madama Butterfly di Tokyo nel 1970, Edda Montanari, che ha recitato uno stornello romagnolo, e il duo Tina Fabbri e Claudio Molinari.

Marco Magalotti, poeta e membro dell’associazione, ha ripercorso la storia del festival, evidenziando alti e bassi.

«Alla prima edizione - ha ricordato - al Bonci erano presenti solo 132 spettatori. Ma gli organizzatori non si persero d’animo e andarono avanti. Mancavano premi in denaro, e questo ha fatto sì che si volesse davvero dar valore al dialetto romagnolo per lungo tempo. Il Festival però nascondeva anche delle problematiche, come le diverse cadenze e parole che variavano tra quartieri, città, e non sempre il pubblico comprendeva i testi. Ma c’era anche il limite di compositori che a volte non riuscivano a far incontrare melodie e parole, e di cantanti non abituati a cantare in dialetto».

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